martedì 2 aprile 2013

Recensione speciale: il mio tema su Bianca come il latte rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia.

Non so quanti di voi conosceranno questo libro o in quanti sanno che stia per debuttare al cinema, ma Bianca come il latte rossa come il sangue di Alessandro D'Avenia l'ho letto anch'io, eccome, quasi due fa. L'ho conosciuto per caso: in una delle tante e noiose cene con la famiglia al completo, mi sono ritrovata a discutere con i miei cugini di letture, generi e autori degli ultimi tempi. Da Harry Potter alla Meyer al genere fantasy, buttati su un divano a dire la nostra e storcere il naso quando uno di noi diceva qualcosa che a qualcun'altro non piaceva proprio. Mi hanno chiesto se avevo letto il suddetto romanzo, e ho risposto di no. Spiegatami brevemente la sinossi, ho chiesto poi a questa mia cugina di prestarmi il libro, ed è così che ho fatto la conoscenza di Leo, Silvia e Beatrice. Per una strana coincidenza, qualche mese dopo, la mia prof di letteratura ha assegnato la lettura di questo libro per le vacanze, facendoci poi fare un compito in classe, a tracce, e una di questa chiedeva di tratta del libro. Ovviamente, l'ho scelta.
Oggi vi propongo il mio tema, e quindi non proprio una delle mie solite recensioni, dato che il 4 Aprile uscirà in tutti i cinema il film, esattamente come un pò di tempo fa l'ho proposto allo scrittore stesso, mandandoglielo per email -e modificando a posta il finale per fargli sapere il voto che avevo preso!!- e ottenendo anche una bella risposta da parte sua :)


Bianca come il latte, rossa come il sangue

Bianca come il latte rossa come il sangue
Alessandro D'Avenia
Mondadori
254 pagine
Uscito il 26 Gennaio 2010
13,00€
Voto: 4 Stelle e ½!
Leo è un sedicenne come tanti: ama le chiacchiere con gli amici, il calcetto, le scorribande in motorino e vive in perfetta simbiosi con il suo iPod. Le ore passate a scuola sono uno strazio, i professori "una specie protetta che speri si estingua definitivamente". Così, quando arriva un nuovo supplente di storia e filosofia, lui si prepara ad accoglierlo con cinismo e palline inzuppate di saliva. Ma questo giovane insegnante è diverso: una luce gli brilla negli occhi quando spiega, quando sprona gli studenti a vivere intensamente, a cercare il proprio sogno. Leo sente in sé la forza di un leone, ma c'è un nemico che lo atterrisce: il bianco. Il bianco è l'assenza, tutto ciò che nella sua vita riguarda la privazione e la perdita è bianco. Il rosso invece è il colore dell'amore, della passione, del sangue; rosso è il colore dei capelli di Beatrice. Perché un sogno Leo ce l'ha e si chiama Beatrice, anche se lei ancora non lo sa. Leo ha anche una realtà, più vicina, e, come tutte le presenze vicine, più difficile da vedere: Silvia è la sua realtà affidabile e serena. Quando scopre che Beatrice è ammalata e che la malattia ha a che fare con quel bianco che tanto lo spaventa, Leo dovrà scavare a fondo dentro di sé, sanguinare e rinascere, per capire che i sogni non possono morire e trovare il coraggio di credere in qualcosa di più grande.

                                         La mia Recensione.

Caro Alessandro D'Avenia,
mi ritrovo a scriverle questa e-mail come compito in classe di italiano e ho pensato, alla fine, di inviargliela davvero, così da approfittarne e parlarle delle mie impressioni in seguito alla lettura di uno dei suoi libri, "Bianca come il latte rossa come il sangue". La traccia del test diceva "Scrivi una e-mail ad Alessandro D'Avenia, autore del romanzo "Bianca come il latte rossa come il sangue" per comunicargli riflessioni, emozioni, valutazioni scandite dalla lettura del suo romanzo". Non sapendo come rivolgermi a lei, all'inizio, ho fissato la copertina del romanzo davanti a me, sul banco, sotto lo sguardo attento della prof che scandagliava l'aula in cerca di bocche così poco furbe da essere scoperte mentre bisbigliavano parole sottovoce fra di loro, per trovare l'ispirazione. Si sa che la parte iniziale di un compito di italiano, o di una storia e forse anche di un libro sono quelle più complicate, perchè devono saper attirare l'attenzione di chi legge e invogliarlo a continuare (per questo spero che la mia professoressa di italiano non si sia annoiata a leggere il mio compito). Poi però mi sono detta che la parte difficile sarebbe arrivata dopo, scrivendo il resto, quindi ho optato per il modo più tradizionale, partendo da "Caro...".
Chi le scrive è una ragazza che frequenta -e spera di superare indenne!- il secondo anno al liceo scientifico, in procinto di compiere sedici anni -fra un mese e due giorni, per essere precisi-. E' la stessa età di Leo, lo so, e questo mi ha fatta sentire un pò più vicina a lui, non importa che sia un ragazzo. Voglio partire dalla frase che ho trovato nel retro copertina del libro, dove il personaggio di Leo dice: "Sono nato il primo giorno di scuola, cresciuto e invecchiato in soli duecento giorni". Non potrei essere più d'accordo! Sono sempre stata convinta del fatto che la scuola rappresentasse la vita in miniatura, è quel periodo che inizi con la convinzione che sarà diverso, che l'impegno sarà maggiore rispetto all'anno precedente, ma poi ti rendi conto che è tutto uguale a prima, che in fondo le cose ti sembrano diverse solo se queste differenze sono radicali e ben visibili, magari per qualcosa che riguardi la tua classe, la scuola o le materie di studio. Sul momento non riesci a capire che invece qualcosa di diverso c'è, e che quel qualcosa sei tu. Cominci un nuovo anno scolastico, lo vivi con tutti i suoi successi e i suoi ostacoli -sperando fino all'ultimo di essere promosso senza debiti, come sto facendo io!- per poi arrivare al traguardo e renderti conto che hai un anno in più, che il tuo modo di pensare è diverso, che anche le cose e le persone che ti stanno attorno sono differenti, ma che ci sono comunque quei punti fissi, quei valori, che nel tempo restano immutati. 
Per questo leggere il suo libro è stato quasi come venire a conoscenza della vita di un compagno di viaggio -perché la vita è un viaggio-, o addirittura di una parte nascosta di me stessa, dei pensieri e delle emozioni che non riuscivo mai a decifrare e che ho trovato trascritti in modo semplice e comprensibile. Per essere precisa, è stato come leggere di qualcuno che ha preso nota di questi cambiamenti, mettendo nero su bianco una sequenza di pensieri che, a volte, ad essere sincera, ho trovato un pò strani per un ragazzo di quest'età -penso che potrà facilmente comprendere tale dubbio se le confido che, nella mia scuola, nonché in questi sedici anni di vita, non ho mai incontrato un ragazzo profondo e pensieroso come Leo-, ma che mi hanno permesso di vedere da fuori qualcosa in cui sentivo di rispecchiarmi molto e che sono sono riuscita a comprendere solo grazie a questa nuova prospettiva. Un pò come è successo a Leo in ospedale, mentre osservava il suo compagno di stanza accerchiato dalla sua famiglia, e ha visto altri aspetti dell'avere qualcuno che ti ama vicino, andando al di là del complesso rapporto che a volte aveva con i genitori. Finché non vedi qualcosa con i tuoi occhi non lo capisci e di conseguenza ne ignori l'esistenza.
Del suo libro ho molto apprezzato anche il fatto che abbia usato i colori come mezzo di narrazione della storia di Leo, perché penso che usare cose semplici, come i colori appunto, per introdurre concetti più difficili quali la morte, la paura, l'amore, sia un metodo efficace per farsi comprendere al meglio.
Ci sono altri aspetti da considerare, come le figure di Silvia, Niko e Beatrice, ma in particolare anche quella del professore. Chiunque abbia letta il suo libro avrà pensato di volere un docente come il Sognatore nella propria scuola. L'ho fatto anche io, però credo che sia difficile trovare una persona del genere. Non voglio pensare che sia così perché non esiste, solo che... ha presente l'idea della ragazza romantica alla ricerca del principe azzurro, quello perfetto? Ecco, credo che trovare un professore -o una professoressa- in grado di farti studiare una materia con la stessa passione -sempre che passione ne abbia, dato che oggi molti professori sembrano adempiere al loro compito solo per abitudine- con cui la insegna sia proprio come andare alla ricerca del ragazzo dei propri sogni. Inizi a cercare senza sapere quale sarà la meta e nel frattempo devi accontentarti di vedere sempre le solite facce. La penso proprio come Leo: "Mai un professore è riuscito a farmi credere che ne valeva la pena. E se non ci riesce uno che ci dedica la vita perché lo dovrei fare io?". Però fa parte della crescita e in questa hanno la loro parte anche i rapporti con gli altri.
Nella vita di Leo ci sono gli amici, i genitori, un professore nuovo, persone con ruoli e caratteri differenti, ma che lo aiutano a determinare quello che diventerà. Se la famiglia è sinonimo di protezione e calore, gli amici, Niko in particolare, sono il prototipo ideale dell'amicizia, del divertimento, l'identificazione più realistica della figura dell'adolescenza spensierata del romanzo. Con questo non voglio dirle che gli altri personaggi non sono realistici, ma che in certe parti ritengono eccessivamente intensi i loro pensieri, soprattutto i dialoghi, forse perché personalmente non riuscirei a parlare con i miei amici, con i miei genitori o il mio insegnante allo stesso modo in cui lo fa Leo. Per quanto questi punti possano risultare quasi inverosimili ai miei occhi sono comunque quelli che alla fine ho preferito di più, perché in fondo si tratta di un libro e come tale è automatico assimilare le riflessioni nell'insieme del romanzo. Il nuovo professore, poi, col soprannome di Sognatore, è il "saggio" della
situazione, colui che per ogni problema trova una citazione o un pensiero su cui riflettere -come un bibliotecario!-, ma è anche un uomo e, come tale, facendo il maestro, ha trovato un alunno che è riuscito ad insegnargli qualcosa.
Poi ci sono Silvia e Beatrice. Per loro non c'è una vera e propria definizione, sono il fulcro delle emozioni e delle riflessioni più forti suscitatemi dal libro. In poche pagine c'è un racconto di amore e paure, di amicizia e rispetto, di ostacoli e prove da superare, tutti quegli ingredienti principali su cui si fonda il mondo degli adolescenti e che, presenti in un libro, lo aiutano ad attrarre facilmente l'interesse di un lettore di quella specifica fascia d'età.
Io, per esempio, da piccola leggevo spesso. Niente di che, libri per bambini del Battello a vapore o di Geronimo Stilton, più che altro. Poi, circa tre anni fa, ho iniziato ad interessarmi alla lettura in modo diverso. Sono una persona che vive nei sogni e nella fantasia, ma che riesce comunque a mantenere il contatto con la realtà. Leggo tantissimo urban fantasy, un genere che oggi va molto fra i giovani -non che io legga secondo la moda, ma questo genere riesce ad appassionarmi come nient'altro!- e credo che non ci sia niente di più bello della lettura, perché puoi staccare la presa dalla realtà e immergerti in mondi che esistono solo nella tua mente e che si costruiscono attorno a te come mattoni, uno sopra e accanto all'altro ad ogni parola, ad ogni capitolo, fino a creare una fortezza talmente stabile da impedirti di sentire qualsiasi altra cosa che non siano i rumori e i dialoghi di quel mondo. Ogni volta che leggo un libro ne sento l'assenza sulla lingua, si adagia come un velo sulla mia testa e per ore, anche giorni dopo averlo finito rimane lì, come una lente di ingrandimento che mi fa vedere le cose di tutti i giorni in modo diverso. Il suo libro mi ha fatto provare proprio questo, ma in modo più intenso del solito, perché la vita di Leo si snoda fra i banchi di scuola, gli amici e i genitori, perciò immedesimarsi è stato più facile. Riesco a riflettere in modo diverso, dopo che una storia rimane imprigionata in me, e mi piace pensare che tutti i libri che leggo mi lascino qualcosa che varia da lettura a lettura. 
In questo libro ho ritrovato parti di me stessa e ho conosciuto aspetti della vita che prima ignoravo.
Leo ha un sogno, e quel sogno si chiama Beatrice. Poi però apre gli occhio, e capisce che quella che l'ha guardato dormire per tutto il tempo è stata Silvia. E non credo esiste una cosa più reale di questa, nel corso dell'adolescenza, quando ti rendi conto che sognare e vivere sono due cose diverse e devi essere tu, a farle coincidere.
Ho riso delle giornate tipo fra Leo e Niko, ho provato irritazione per l'incapacità di Leo di comprendere i sentimenti di Silvia -molto realistico, a volte i ragazzi della mia età sono così stupidi!-, accecato com'era dal suo amore per Beatrice. Ho pensato e riflettuto su quei pensieri a volte più contorti di altri, mi piaceva come suonavano le parole una accanto all'altra e spesso dovevo leggerle più volte per capirne appieno il significato. E da inguaribile romantica quale sono ho pianto per la morte di Beatrice e ho esultato quando Leo ha capito di amare Silvia.
Con questo libro ho sognato, anche, e probabilmente, mentre leggevo, i miei occhi brillavano come quelli di Leo, perché anche io ho imparato qualcosa di nuovo.
Quindi grazie -anche perché, grazie a questo tema, la prof mi ha messo 8!!-.

Cordiali saluti,
un'affezionata lettrice.

15 commenti:

  1. Uno SPLENDIDISSIMO post :D

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  2. bellissima lettera- email :) bella veramente!
    mi sono emozionata nel leggerla :D

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    1. Oddio, grazie, è tutto merito del libro :'D

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  3. Ma questa e-mail/tema è stupenda** sono rimasta incantata dalle tue parole. Meravigliosa davvero.

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    1. Grazie En *_*
      Ripeto, tutto merito del libro, è un'ispirazione! :D

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  4. Grandissima recensione! Complimenti!!!! Anche io ho adorato il libro e non ho più 16 anni ma condivido appieno le tue riflessioni sui coetanei u.u"

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    1. Grazie per le belle parole Sorairo :D
      Certi libri mi sono tanto vicini da coinvolgermi in modo particolarmente forte, e questo è sicuramente uno di quelli :)

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  5. Secondo me il tuo tema era da più di 8 visto che in secondo superiore nessuno è in grado di articolare un tema in questo modo! Complimenti!

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  6. Secondo me il tuo tema era da più di 8 visto che in secondo superiore nessuno è in grado di articolare un tema in questo modo! Complimenti!

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    1. Ti rispondo solo adesso, ma grazie infinite! *-*
      Lo dirò alla prof ;P

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  7. Ti faccio i miei complimenti hai fatto una recensione bellissima ,hai davvero talento nello scrivere ,ti dò un consiglio...continua ,continua e continua a scrivere, non fermarti alle recensioni ,prova a improvvisare,buttare giù pensieri ,riflessioni ,lavora con la fantasia...penso che potresti toglierti delle belle soddisfazioni

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  8. Ti faccio i miei complimenti hai fatto una recensione bellissima ,hai davvero talento nello scrivere ,ti dò un consiglio...continua ,continua e continua a scrivere, non fermarti alle recensioni ,prova a improvvisare,buttare giù pensieri ,riflessioni ,lavora con la fantasia...penso che potresti toglierti delle belle soddisfazioni

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