Più che altro si tratta di una rilettura, dato che da brava fan della trilogia, ho acquistato e divorato
Dreamless di
Josephine Angelini non appena è uscito nelle librerie. Ma aveva una voglia matta di rileggerlo, perciò, ripreso giusto ieri, ne ho appena ultimato la lettura e sono corsa qui a buttare giù le miei ingarbugliate ed emozionate impressioni. Si è rivelato ancora meglio di quanto ricordassi. Il tempismo, poi, è davvero unico, dato che proprio oggi la Giunti ha rivelato la data di pubblicazione di
Goddess, capitolo conclusivo della trilogia (qui).
Dreamless
Josephine Angelini
Giunti Y
416 pagine
6 Giugno 2012
16,50€
Voto: 5 Stelle!
Helen è diventata la Discendente, la prescelta dagli dei. Ogni notte si addormenta nel suo letto e raggiunge l'aldilà dove affronta prove indicibili per trovare le Furie, liberarle dalla loro ira e rompere così il ciclo di faide tra le Case. Ogni mattina si risveglia, stanchissima e provata, costretta a cominciare una nuova giornata di allenamenti. È sempre più spossata e sofferente oltre che sola, dato che Lucas ora la tiene lontana. Helen è triste e profondamente sfiduciata, quando durante una delle sue discese agli inferi si imbatte in Orione, un semi-dio bello come il sole, capace di far tremare la terra e il suo cuore. Di notte si incontrano nell'Ade e di giorno si scambiano messaggi al cellulare. Lucas impazzisce di gelosia e in lui si scatenano poteri sconosciuti: adesso è in grado di controllare totalmente la luce e di rendersi invisibile. Divisa fra l'attrazione per il nuovo pretendente e l'amore impossibile per il cugino, Helen si ritroverà a sfidare i suoi limiti per il bene dell'umanità intera...
La mia Recensione.
In
Dreamless, dopo che i misteri di
Starcrossed erano stati appianati, riemergono tutte quelle questioni che pur potendo sembrare secondarie, in realtà hanno un'importanza incredibilmente rilevante. Ora sappiamo che gli ambigui sogni di
Helen altri non erano che la personificazione stessa di
lei che scende negli Inferi, il regno di Ade, in cui si trovano le Furie.
Sappiamo che lei, come la famiglia
Delos, è una
semidea, discendete cioè dai figli degli dei conosciuti per le loro gesta nella mitologia omerica, soprattutto per la guerra di Troia.
Sappiamo anche che
ci sono quattro Case -Atreo o Zeus, Tebe o Apollo, Atene o Poseidone, Roma o Afrodite- che ai tempi della guerra uccisero l'una i membri delle altre, dando vita al ciclo di sangue che perdura da tremila cinquecento anni, un debito estinguibile solo con altre morti, che alimentano la rivalità; debito che Lucas e Helen sono riusciti a saldare salvandosi la vita a vicenda.
Sappiamo cos'è un
Reietto -quando un semidio uccide un membro della sua stessa Casa- perché
Hector è stato costretto ad uccidere suo cugino, o cos'è una
Canaglia, come Helen, poiché essendo i genitori appartenenti a due Case diverse -sua madre,
Daphne, a quella di Atreo, mentre suo padre,
Ajax Delos, a quella di Tebe- può essere reclamata solo da una di essa -nel suo caso, la Casa di Atreo-, il che la vincola al debito di sangue verso l'altra. Quel che è certo è che il lettori sanno che, nel caso di Helen, è una bugia.
Insomma, gli elementi mitologici in questa trilogia sono così tanti e così ben delineati che potrei star qui ad elencarli e parlarne per ore, perchè adoro la mitologia e quella cui ha dato vita la Angelini supera ogni mia fantasia. Scoperto il passato e la sua natura, ora Helen ha un compito:
scendere negli Inferi ogni notte e trovare le Furie per mettere fine al ciclo infinito che consuma ogni Casa col sangue dei nemici. Ma non è facile, e questo Helen lo capisce subito. Non sa mai dove approderà, incapace di controllare la destinazione delle sue discese, ma il peggio è che lì
è completamente sola, e nessuno può aiutarla. L'unico modo che ha di uscire, tutte le notti, è procurare abbastanza dolore al suo corpo da farlo riemergere nel mondo reale. Questo la sfianca, procurandole dolori e paure e dubbi senza fine, a cui nessuno, nemmeno
Lucas, può rimediare. Il fatto di non poter fare niente per Helen, quando incrociando il suo sguardo si rende conto di quanto si sfinita, lo uccide ogni giorno. E la consapevolezza di essere cugini impedisce loro di stare insieme anche se vorrebbero, eliminando l'ultima possibilità per Helen di trovare un buon motivo per essere felice. Per citare il padre di Lucas,
Castor,
le quattro Case devono sopravvivere e restare separate per mantenere la Tregua e tenere gli dèi imprigionati nel’Olimpo. Inoltre, diventa paranoica temendo che qualcuno -uno dei cento cugini?- la stia seguendo.
Poi arriva Orion. Cavolo, non vedevo l'ora di scriverlo. Okay, dunque. Tormentata dalla solitudine degli Inferi, incontrare qualcuno lì sotto le sembra un miraggio.
Invece Orion è lì, è vivo e la cerca. Anche lui Discendete di una Casa
nemica -Capo della Casa di Roma, Erede della Casa di Atene, e quindi una Canaglia anche lui-, può scendere negli Inferi grazie ad un manufatto antico risalente ai tempi antichi,
il Ramo d'Oro di Enea. Questo gli permetterà di aiutare Helen nella sua ricerca e salvarla, in un certo senso. Lontana da tutti, senza l'appoggio del padre -a cui non può dire nulla- o degli amici,
Claire e
Matt, che si avvicinano sempre di più ai Delos -due, in particolare,
Jason e
Ariadne-,
allontanata da Lucas e isolata negli Inferi, Orion è l'unico a cui lei può aggrapparsi. Ed è bello, come solo un semidio può esserlo -specie se è figlio di Afrodite!-, Helen non può fare a meno di notarlo.
Così, le cose, ovviamente, si complicano. Non solo nell'evolversi della storia -che si arricchisce ed esercita sempre più fascino ai miei occhi- ma anche dei sentimenti. Alternando i pov, anche se per la maggior parte del tempo seguiamo Helen, veniamo a conoscenza del tradimento di un amico troppo impiccione per farsi gli affari suoi -si, Zach, parlo di
te- e della tenacia di Daphne nel portare a termine il suo compito, dei movimenti di quei nemici in agguato e del cambiamento sempre più profondo di Lucas. Non solo questo, ci troviamo a fare i conti con un triangolo amoroso del tutto particolare, scontato nei suoi vertici ma non nelle dinamiche personali. E' dall'inizio di questa saga che sono sicura di essere una fiera sostenitrice della coppia Helen e Lucas. Ma,
Dei!, Orion mi manda in confusione. E nonostante la mia coppia prediletta resti quella -l'emozione di vederli insieme, fugacemente, fra sguardi e pensieri e gesti è insostituibile-, in alcuni dei momenti con Orion ho quasi ceduto alla tentazione.
Quasi. Di solito i triangoli amorosi mi piacciono, ma
di solito mi deludono per il loro essere tanto scontati.
Qui è tutto il contrario. E credo di adorare quest'espediente ancora di più perché alla fine trama ed emozioni sfociano nello stesso triangolo, che quindi presenta due facce ben distinte,
in quanto predetto da profezie secoli prima e influenzato dall'amore.
Mi piace moltissimo, poi, il modo in cui l'autrice sembra cambiare tono nella descrizione degli Inferi tutte le volte che Helen è costretta a scendervi, quasi con solennità e la sensazione del
pericolo costante che non si vede. E ancora di più quando vi arriva anche Orion.
Il personaggio di Orion è uno di quelli che apprezzo maggiormente -no, cavolo, sono
innamorata di lui-, dotato di umorismo e profondità allo stesso tempo, con quel sorriso che ti toglie il respiro. Arriva giusto nel momento in cui Helen è più vulnerabile e quando accorre in suo aiuto lo fa come se la loro condizione fosse la più normale del mondo, senza ricordarle quanto ci sia in ballo e quanto disperata sia la situazione, senza mai mettere da parte l'ironia. Ecco, credo sia questo che mi ha conquistata di lui. Ed è anche
ciò che fa sentire Helen tanto legata a lui, in modo del tutto naturale e spontaneo, come se si conoscessero da tempo, portandola a difenderlo davanti agli altri quando la particolare condizione di Canaglia del suddetto Orion si rivela ai loro occhi essere corrispondente ad un'antica profezia dai toni quasi apocalittici. Secondo quanto questa dice,
colui, infatti,
che reca in sé il sangue di più Case -
l'Erede Multiplo-, conosciuto come Tiranno,
è uno dei tre Discendenti che porteranno alla Battaglia Finale e che sono destinati a sostituire Zeus, Poseidone e Ade. Vi lascio immaginare chi
dovrebbero essere gli altri due... Insomma, è un presagio importante, ma Helen non crede che Orion sia cattivo.
Proprio questo, -la totale fiducia di Helen in Orion- infastidisce Lucas a tal punto da generare nuovi contrasti nel già tanto martoriato cuore di Helen. E
il dolore di Lucas è il mio. Lui si è preso un bel pezzo del mio cuoricino ed è da Starcrossed che lo porta ancora con sé. Come per tutti i
bad-sweet boy di cui mi innamoro alla follia, non so mai cosa dire se non che è perfetto nelle sue imperfezioni. Il fatto che
qui si allontana, cambia e che i suoi poteri diventano più temibili di quanto già non fossero -il che lo costringe a mantenere il segreto con tutti gli altri- è indice dell'intensità magica e magnetica di questo personaggio. Ora, se c'è qualcosa che puntualmente mi colpisce, in un libro, è
il dramma. Specialmente se quel dramma non è palesemente evidente nero su bianco, ma cresce con quelle emanazioni che provengono dalle parole, disegnandosi fra le immagini e dando loro un'espressività profonda e toccante.
E' stato
triste vedere Helen ridotta in quello stato, perché nella sua mente risuonano tutte le cose che
deve fare e i volti delle persone con cui
non vuole essere arrabbiata o verso cui non dovrebbe provare rancore, anche se l'hanno lasciata sola nello svolgere un compito che riguarda tutti loro.
E io non vedevo l'ora che lei si prendesse la rivincita -soprattutto su Lucas, e si, per mezzo di Orion, per quanto i suoi intenti iniziali fossero
nobili-, facendo vedere a tutti chi è e quanto vale la vera Helen. Una Helen che, se all'inizio era sfiancata, quasi passiva, ora, a poco a poco,
riesce a prendere in mano le redini cercando con tutte le sue forze di reagire e scegliere la sua strada. La sua forza di volontà mi aveva già conquistata in Starcrossed, ma qui, quando tutto e tutti sembrano essere contro di lei, emerge in modo prorompente, e il buio diventa via via meno fitto, ma non meno insidioso, anzi. Qui,
il fascino del pericolo sta nel fatto che non è mai evidente, nascosto da mistero e falsità. Ed è un aspetto che mi ha sempre intrigata, in un romanzo.