Buona sera, gente. Okay, okay, come sapete sto leggendo il libro e sono super esaltata e davvero, davvero non so come gestirlo. Non riesco a fare a meno di amarlo alla follia, e ogni momento è migliore dell'altro. Bando alla ciance, vediamo un po' perché sono qui.
Prima di parlarvi della sorpresa, ho una piccola anteprima da proporvi. Fra qualche settimana uscirà
Shadowhunters - La prima trilogia, con i primi tre libri -Città di Ossa, Città di Cenere e Città di Vetro- racchiusi in quest'unico volume. E anche se non abbiamo ancora una copertina, ecco quello che dovete sapere -ovviamente, non appena ci sarà una cover la vedrete qui!-:
Shadowhunters. La prima trilogia
Cassandra Clare
Mondadori Chrysalide
1504 pagine
In uscita
17 Giugno 2014
22,00€
Acquista qui (col 15%): cartaceo
Trama:
Quando Clary entra al Pandemonium, a New York, è convinta di essere una normale quindicenne che va a ballare in un locale alla moda. Non sa che il mondo è popolato di demoni, di nascosti e di nephilim, gli shadowhunters, i cacciatori di demoni. Non sa, soprattutto, di essere una di loro. Ma lo scoprirà presto. E la sua vita ne sarà sconvolta. I primi tre titoli della saga degli shadowhunters, in un unico volume.
La Mondadori sa bene quanto la serie della Clare sia importante per i suoi lettori, e oltre a velocizzare il più possibile la pubblicazione di
Città del Fuoco Celeste -questo il probabile titolo italiano-, che dovrebbe avvenire entro le prime due settimane di luglio, ci danno la possibilità di affrontare l'attesa con una bellissima sorpresa. Vi ricordate che ieri vi ho postato l'incipit di CoHF? Ebbene,
di seguito trovate il Prologo e il Primo capitolo tradotto dalla Mondadori! Posso assicurarvi, avendoli già letti, che sono il preludio perfetto di un libro altrettanto incredibile!
Città del Fuoco Celeste
Cassandra Clare
Mondadori Chrysalide
Trama (crediti a Shadowhunters Italian Fans): Nella conclusione tanto attesa dell’ acclamata serie di The Mortal Instruments, Clary e i suoi amici dovranno combattere il male più grande da loro mai affrontato: il fratello di Clary?Sebastian Morgenstern si sta muovendo rivoltando sistematicamente gli Shadowhunters e mettendoli l' uno contro l’altro. Grazie alla Coppa Oscura, trasforma gli Shadowhunters in creature da incubo, distruggendo famiglie e amanti mentre i ranghi della sua Armata Oscura crescono.
Gli Shadowhunters, sotto attacco, si ritireranno a Idris — ma neanche le famose torri anti-demone di Alicante possono tenere a distanza Sebastian. E con i Nephilim a Idris, chi farà la guardia ai demoni nel resto del mondo?
Quando uno dei più grandi tradimenti mai conoscosciuti viene scoperto, Clary, Jace, Isabelle, Simon e Alec devono fuggire — anche se il loro viaggio li porta nel cuore del regno demoniaco, luogo dal quale nessun essere umano è mai tornato e dove nessun Shadowhunter ha mai messo piede.
Amori verranno sacrificati e delle vite saranno perse nella terribile battaglia per il destino del mondo, nell' ultimo emozionante volume della serie classica urban fantasy The Mortal Instruments!
Per Elias e Jonah
In Dio è la gloria: e quando gli uomini vi aspirano
quella non è che una scintilla in più del fuoco celeste
(John Dryden, Absalom and Achitophel)
Prologo
Stilli come pioggia
Istituto di Los Angeles, dicembre 2007Il giorno in cui i genitori di Emma Carstairs vennero uccisi, c’era un tempo magnifico.
D’altronde a Los Angeles era quasi sempre così. Una serena mattina d’inverno, sua madre e suo padre l’avevano lasciata davanti all’Istituto, sulle colline oltre la Pacific Coast Highway dalle quali si godeva una splendida vista dell’oceano. Il cielo era una distesa senza nuvole che si allungava dalle scogliere di Pacific Palisades fino alle spiagge di Point Dume.
La sera prima era giunta notizia di attività demoniache in corso vicino alle grotte marine nel parco naturale Leo Carrillo, e ai Carstairs era stato assegnato il compito di monitorarle. In seguito Emma avrebbe ricordato sua madre che le rimetteva dietro l’orecchio una ciocca di capelli mossa dal vento, mentre lei si offriva di disegnare una runa Antipaura al padre, che diceva ridendo di non saper bene cosa pensare delle rune così all’avanguardia: tante grazie, ma gli bastavano quelle del Libro Grigio.
Quella mattina, Emma aveva salutato in fretta i suoi genitori, abbracciandoli rapidamente prima di schizzare su per i gradini dell’Istituto, con lo zaino che le ballonzolava fra le spalle, mentre loro la salutavano con la mano dal cortile.
Emma era entusiasta di potersi allenare all’Istituto. Non solo lì abitava Julian, il suo migliore amico, ma si aveva la sensazione di fluttuare sull’oceano. Era un edificio massiccio di legno e pietra, in fondo al lungo viale acciottolato che serpeggiava fra le colline. Ogni stanza, ogni piano si affacciavano sull’oceano, sulle montagne e sul cielo, con le loro vaste increspature di azzurro, verde e oro. Il sogno di Emma era riuscire ad arrampicarsi sul tetto con Jules — fino a quel momento i genitori erano riusciti a sventare ogni loro tentativo — per vedere se l’occhio poteva spingersi fino al deserto, a sud.
Il portone d’entrata la conosceva, e si aprì senza difficoltà sotto il suo tocco familiare. L’ingresso e i piani più bassi dell’Istituto erano affollati di Shadowhunters adulti che camminavano avanti e indietro. Doveva essere in corso una qualche riunione, ipotizzò Emma. In mezzo alla folla intravide il padre di Julian, Andrew Blackthorn, capo dell’Istituto. Per evitare di essere trattenuta dai soliti convenevoli, saettò verso lo spogliatoio al secondo piano, dove si tolse jeans e maglietta per indossare la tenuta da allenamento: maglietta oversize, pantaloni larghi di cotone e, dettaglio più importante di tutti, la spada a tracolla sulla schiena.
Cortana. Il nome significava semplicemente “spada corta”, ma per Emma non lo era. Lunga quanto il suo avambraccio, di metallo lucente, portava incise parole che non mancavano mai di farle correre brividi lungo la schiena: il mio nome è Cortana e condivido l’acciaio e la tempra di Gioiosa e Durlindana. Suo padre le aveva spiegato il significato di quella frase quando, a dieci anni, le aveva
messo per la prima volta l’arma fra le mani.
— Puoi usarla per allenarti finché non avrai diciotto anni, momento in cui sarà tua — aveva detto John Carstairs, sorridendo alla figlia che faceva scorrere un dito sull’incisione. — Capisci cosa significa quella scritta?
Lei aveva scosso la testa. “Acciaio” le era chiaro, ovviamente, ma “tempra”? Forse per un uomo significava avere carattere, ma una spada che carattere poteva mai avere?
— Hai già sentito parlare della famiglia Wayland —aveva aggiunto lui. — Erano famosi fabbricanti d’armi, prima che le Sorelle di Ferro iniziassero a forgiare tutte le spade degli Shadowhunters. Wayland il Fabbro realizzò Excalibur e Gioiosa, quelle di Artù e di Lancillotto, così come Durlindana, la spada dell’eroe Orlando. E fecero anche Cortana, partendo dallo stesso acciaio. L’acciaio deve
sempre essere temprato, cioè sottoposto a un calore quasi in grado di fondere o distruggere il metallo, in modo da renderlo più resistente. — A quel punto le aveva dato un bacio sulla testa. — I Carstairs custodiscono questa spada da generazioni. L’iscrizione ci ricorda che gli Shadowhunters sono le armi dell’Angelo. Tempraci nel fuoco, e diventiamo più forti. Quando soffriamo, sopravviviamo.
Emma non vedeva l’ora di lasciarsi alle spalle i sei anni che la separavano ancora dai diciotto, età in cui avrebbe potuto viaggiare per il mondo dando la caccia ai demoni ed essere temprata nel fuoco. Si allacciò la spada a tracolla e uscì dallo spogliatoio, fantasticando su come sarebbe stato. Si vedeva in cima ai promontori oceanici di Point Dume, impegnata a tenere a bada con Cortana un manipolo di demoni Raum. Julian era con lei, ovviamente, e brandiva la sua arma preferita, la balestra.
Nella mente di Emma, Jules c’era sempre. Lo conosceva da tempo immemore. I Blackthorn e i Carstairs erano sempre stati vicini, e Jules aveva appena qualche mese più di lei: poteva dire di non essere mai vissuta in un mondo senza la sua presenza. Aveva imparato a nuotare nell’oceano con lui quando erano ancora piccolissimi. Avevano imparato a camminare e poi a correre insieme. Era stata presa in braccio dai genitori di Jules e sgridata da suo fratello e sua sorella maggiori quando con lui aveva
disobbedito.
Ed era capitato tante volte. Tingere di azzurro il pelo soffice e bianco di Oscar, il gatto dei Blackthorn, era stata un’idea di Emma, a sette anni. Julian si era preso la colpa, come faceva spesso. Dopotutto, le aveva fatto notare, era figlia unica, mentre loro erano sette tra fratelli e sorelle: i suoi genitori si sarebbero dimenticati di essere arrabbiati con lui molto prima di quanto sarebbe capitato a lei.
Emma ricordava quando la madre di Jules era morta, subito dopo la nascita di Tavvy, e di come lei gli avesse tenuto la mano mentre la salma bruciava nei canyon e il fumo saliva su fino al cielo. Ricordava che lui aveva pianto, e lei aveva notato quanto fosse diverso il pianto dei maschi rispetto a quello delle femmine, singhiozzi aspri che sembravano strappati fuori dalla gola con gli uncini. Forse per loro era peggio, perché proprio in quanto maschi, teoricamente non potevano piangere…
— Oh! — Emma barcollò all’indietro. Era così assorta nei suoi pensieri da essere andata a sbattere contro il padre di Julian, un signore alto con gli stessi capelli castani arruffati di gran parte dei suoi figli. — Mi scusi, signor Blackthorn!
Lui sorrise. — È la prima volta che vedo qualcuno che ha tanta voglia di andare a lezione — commentò, mentre lei già sfrecciava via lungo il corridoio.
La palestra era uno dei suoi posti preferiti. Occupava quasi un piano intero, e le pareti rivolte a est e a ovest erano vetrate. L’azzurro dell’acqua entrava praticamente da ogni angolazione. La curva della linea costiera era visibile da nord a sud, con la sconfinata distesa del Pacifico che si perdeva verso le Hawaii.
In piedi al centro della sala, sul pavimento in legno lucidissimo, c’era la tutor della famiglia Blackthorn, una donna imperiosa di nome Katerina; in quel momento era impegnata a insegnare ai gemelli come si lanciano i coltelli. Livvy seguiva le istruzioni con diligenza, come sempre, mentre Ty era scuro in volto e non sembrava affatto bendisposto.
Julian, con la sua tenuta leggera da allenamento, era sdraiato sulla schiena lungo la vetrata a ovest. Stava parlando con Mark, che invece affondava la testa tra le pagine di un libro, facendo il possibile per ignorare il fratellastro minore.
— Secondo te il nome “Mark” non suona sbagliato su uno Shadowhunter? — stava dicendo Julian quando Emma si avvicinò. — Pensa se dovessi dire: «Mettimi un Marchio, Mark».
Mark sollevò la testa di capelli biondi dal libro che stava leggendo e fulminò il fratello minore con un solo sguardo. Julian aveva uno stilo in mano e lo faceva girare e rigirare pigramente tra le dita. Lo impugnava come un pennello, abitudine che Emma gli rimproverava sempre, perché uno stilo va tenuto come uno stilo, ovvero come un’estensione della mano, non come lo strumento di un artista.
Mark sospirò con aria teatrale. Dall’alto dei suoi sedici anni, era più grande di Emma e Julian abbastanza da trovare irritante o ridicola qualunque cosa loro facessero. — Se ti disturba tanto, puoi sempre chiamarmi con il mio nome completo.—
— Mark Anthony Blackthorn? — Julian arricciò il naso. — Ci vuole un sacco di tempo per dirlo tutto. E se ci attaccasse un demone? Non farei in tempo a pronunciarne metà che saresti già morto.
— Stai pensando a una situazione in cui saresti tu a salvare me? — chiese Mark. — Non ti sembra di correre un po’ troppo con la fantasia, nessuno che non sei altro?
— Invece potrebbe succedere. — Julian, poco felice di quella definizione, si alzò in piedi. Così però la testa costellata di ciuffi ribelli spiccava ancora di più. Helen, la sorella maggiore, cercava sempre di domargli la chioma a colpi di spazzola, ma senza ottenere mai un risultato decente. Julian aveva i capelli tipici dei Blackthorn, proprio come suo padre e la maggior parte dei fratelli: ispidi, selvaggi, color cioccolato fondente. Quel tratto comune aveva sempre affascinato Emma, che invece aveva preso molto poco dai genitori, a parte i capelli biondi di suo padre.
Da qualche mese Helen si era trasferita a Idris insieme alla sua ragazza, Aline; si erano scambiate gli anelli di famiglia e, secondo i genitori di Emma, avevano “intenzioni serie” — in altre parole, non facevano che scambiarsi sguardi svenevoli. Emma era sicura che, se mai si fosse innamorata, non si sarebbe sdilinquita tanto. Sapeva che qualcuno aveva avuto da ridire sul fatto che Helen
e Aline fossero entrambe femmine, ma non riusciva a capire perché, e comunque ai Blackthorn Aline piaceva molto. Era una presenza rassicurante, che aiutava Helen a non preoccuparsi troppo.
In assenza di Helen, nessuno stava facendo manutenzione ai capelli di Jules, e la luce del sole che entrava dalle vetrate gli accendeva d’oro le punte ispide. Attraverso la parete orientale, la linea ondulata delle montagne separava l’oceano dalla San Fernando Valley: colline aride e polverose crivellate da canyon, cactus e cespugli spinosi. A volte gli Shadowhunters si allenavano all’aperto, ed Emma adorava quei momenti, in cui poteva scovare sentieri nascosti, cascate segrete e lucertole sonnacchiose che
riposavano sulle rocce. Julian era un maestro nel convincere i piccoli rettili a raggomitolarsi sul suo palmo e a farli addormentare accarezzandoli con il pollice sulla testa.
— Attenzione!
Emma si abbassò mentre un coltello dalla punta in legno le sibilava accanto, rimbalzava contro la finestra e poi colpiva Mark sulla gamba. Il ragazzo sbatté il libro a terra e balzò in piedi con aria scocciata. In teoria Mark doveva fare da secondo a Katerina, ma di fatto preferiva leggere che insegnare.
— Tiberius, non lanciarmi addosso i coltelli.