Sapete già che amo quest'autrice, no? Con la
Trilogia delle Geme Kerstin Gier si era guadagnata tutta la mia ammirazione, grazie alla splendida storia all'interno della quale si intrecciavano personaggi meravigliosi e vicende avvincenti e intriganti. Ora, la Gier torna con un altro divertente e interessante romanzo, il primo della
Trilogia dei sogni, il cui titolo è
Silver. Vi dirò, mi è piaciuto molto, ma non tanto quanto mi aspettavo o avrei voluto. Probabilmente capirete meglio leggendo la mia recensione, qui sotto -ringrazio la Corbaccio per avermi dato l'opportunità di leggere il libro in anteprima!
Silver (Silber: Das erste Buch der Träume)
In uscita 6 Febbraio 2014
Un libro misterioso
Una porta magica
Un sogno incredibilmente reale
Trama: Porte con maniglie a forma di lucertola che si spalancano su luoghi misteriosi, statue che parlano, una bambinaia impazzita che si aggira con una scure in mano… I sogni di Liv Silver, quindici anni, negli ultimi tempi sono piuttosto agitati. Soprattutto quello in cui si ritrova di notte in un cimitero a spiare quattro ragazzi impegnati in un inquietante rituale esoterico. E questi tipi hanno un legame con la vita vera di Liv, perché Grayson e i suoi amici sono reali: frequentano la stessa scuola, da quando Liv si è trasferita a Londra. Anzi, per dirla tutta, Grayson è il figlio del nuovo compagno della mamma di Liv, praticamente un fratellastro. Meno male che sono tutti abbastanza simpatici. Ma la cosa inquietante – persino più inquietante di un cimitero di notte – è che loro sanno delle cose su Liv che lei non ha mai rivelato, cose che accadono solo nei suoi sogni. Come ciò possa avvenire resta un mistero, esattamente il genere di mistero davanti al quale Liv non sa resistere…

Credo che
Kerstin Gier abbia un'ossessione per i topi, per il cognome
Peregrin e i nomi pomposi. Dovevo avvisarvi. In ogni caso, ero elettrizzata all'idea di leggere questo libro! La fantastica scrittrice di cui sopra torna alla carica con una nuova, promettentissima trilogia paranormal romance e io non me la sarei di certo persa, per nulla al mondo! Non avrei mai creduto di poter leggere così presto qualcosa di suo, e invece dopo quasi due anni -
Green usciva il 9 febbraio, ricordate?- rieccoci qui, con un volume di centinai di pagine fra le mani, a scorrere parole e capitoli nella speranza di ritrovare lo stile avvincente e tanto intrigante che ricordiamo. In
Silver, quell'ambiguo sarcasmo a cavallo fra divertimento e critica permane non solo l'intera storia, ma anche la sua interessantissima protagonista.
Liv è una liceale, ha una sorella minore di nome
Mia, una balia che è un po' una seconda madre (
Lottie) e un cane, un insana propensione verso ciò che di più bizzarro si può fare, dire o pensare, e una
grande passione per i segreti e i misteri, cose che me l'hanno resa subito simpatica. Liv e Mia hanno affrontato il divorzio dei genitori, milioni di trasferimenti e traslochi e una vita senza radici ne affetti stanziali, solo scuole diverse ogni anno e ogni anno luoghi diversi in cui abitare. Londra è il capolinea, per entrambe, un sogno ad occhi aperti in cui potranno stabilirsi con la madre e vivere finalmente la loro adolescenza. L'inconveniente -perché, naturalmente, non avrebbe potuto semplicemente andare tutto bene, per una volta-, si chiama
Mr. Spenser -okay, è Ernest, ma non voglio dargli tutta questa confidenza-, ed è il nuovo fidanzato della madre di Liv e Mia, ma anche il dardo che infrange il desiderio che aveva già preso forma nelle loro testa dal momento in ci erano salite sull'aereo dirette alla loro nuova casa. Con niente di più di una nota indolente e una scrollata di spalle, la madre le iscrive in una nuova scuola e consegna loro una notizia bomba, inattesa, perfetto carburante per l'ira e la delusione che le due giovani provano verso la madre: andare a vivere con Mr. Spenser e i suoi due figli gemelli, un maschio e una femmina.
In tutto questo, chiederete voi,
qual'è la nostra consolazione? Bene, la nostra consolazione, cari lettori, è che fortunatamente
l'autrice ha una certa ossessione per i bei ragazzi. Sono quattro
non uno, eh?!, bensì QUATTRO, angelici, bellissimi e affascinanti i giovani gironzolano raffinatamente per i corridoi attirando occhiatine e sospiri, e con cui la nostra Liv è tanto fortunata da scontrarsi fin da subito permettendo anche a noi di dare una lieve occhiata al gruppo -e altre più
approfondite in seguito, anche grazie ah un blog che, alla Gossip Girl, racconta i fatti di tutti gli studenti. Specie, ecco, quando uno di questi,
Grayson, si rivela essere niente di meno che il figlio del compagno della madre.
La partenza schietta, divertente ed evocativa, abbastanza da mettere le cose in chiaro nello stesso momento in cui il lettore le legge per la prima volta, attira l'attenzione mantenendola ad alti livelli finché, poco dopo, qualcosa di altrettanto originale mette in moto gli eventi.
Che eventi! E pensare che tutto comincia con sogni tanto casuali che quasi non ci facevo caso, sul punto di dimenticare quale fosse il tema principale del romanzo. Ma
in questo scenario da Alice nel Paese della Meraviglie, la fantasia dell'autrice è emersa in tutti i suoi colori, vale a dire in tutte le più assurde forme di stramberia. Ridevo una pagina si e una no!, fra porte, maniglie a forma di lucertola, statue grassocce, corridoi insoliti e passaggi poco chiari, gatti con le budella di fuori, cimiteri e intenti non così ovvi e intuibili, là dove la pacata ironia di Liv si scontra con il cipiglio sostenuto e perplesso dei quattro ragazzi che appaiono nei suoi sogni. Ovviamente la vena adorante di complotti ed enigmi che risiede in Liv emerge prepotentemente gettandola in una vera caccia alla soluzione, con tanto di appunti e considerazioni alla Sherlock Holmes. La notte diventa un labirinto all'interno del quale accadono le cose più strane, dove Liv incontra persone che non conosce, ritrovandosele a scuola il mattino dopo, e sente nomi e dettagli sconosciuti alla sua mente, ma stranamente precisi. Con il suo spirito fiero e inviperito,
Liv indagherà al meglio delle sue possibilità accostandosi sempre di più al gruppo di ragazzi più ambiti della scuola, il suo interesse specchio riflesso del loro nei propri confronti, anche se ancora non sa quanto di vero ci sia nel suo subconscio la notte. Apparentemente somigliano quasi ad un setta satanica, ma è tutto troppo
bislacco -in senso buono, credo- ed esilarante per sembrare un film dell'orrore. Eppure, pian piano mi accorgevo che, tra un sorriso e una risata, una sorta di nebbiolina minacciosa si espandeva all'interno della storia,
affiancando sfumature più cupi e incomprensibili ai vaghi tentativi di Liv di scongiurare quegli avvertimenti sottili con delle battute -spesso non volute. L'idea di
demoni, desideri nascosti e patti di sangue definiranno pericoli che all'inizio appaiono solo irrazionali e facili da deridere. Fra una serie di esilaranti intrecci e imprevisti,
Liv deve mettere da parte la sua infallibile logica e trovare una spiegazione in qualcosa di ben più astratto e impossibile... forse non così tanto impossibile, dopotutto.
Considerazione personale numero
uno: okay gente, la questione è la seguente:
non si può assolutamente negare che i fantastici quattro, qui, siano, appunto, fantastici, e sono sicura che volete sapere anche qualcosina in più su questo quartetto così incredibile. Ci sono
Jasper e
Henry con i loro atteggiamenti aristocratici, sebbene Jasper li mostri con più schiettezza e allegria di quanto non faccia il serioso, ed enigmatico
e affascinante e affascinante Henry,
Arthur, un po' difficile da inquadrare, pratico, coscienzioso e con una vaga tendenza al melodramma, ma scalmanato come il resto della combriccola -e si, altrettanto bello. E poi c'è
Grayson, il più restio a coinvolgere Liv nella
faccenda, il quasi-fratellastro acquisito dall'aspetto un po' tormentato, come se avesse sempre pensieri per la testa. In qualche modo si sono accaparrati tutti il mio affetto, i miei sospiri e sorrisi esagerati. Tutti mostrano una certa
tenerezza nei modi, per alcuni più sinistra rispetto ad altri, che li distingue totalmente dal classico misterioso e belloccio e arrogante protagonista maschile dei romanzi paranormal. Diversamente l'uno dall'altro, hanno la brillante capacità di ammaliare, far impazzire, ridere e confondere la nostra Liv. E non mentirò, fin dall'inizio tifavo per
Grayson, esattamente come mi suggeriva il mio istinto. Ha tutto ciò che mi piace trovare nel
lui della situazione: un bel sorriso, modi cortesi che nascondo l'irruenza e la passionalità del suo animo, aura un filo misteriosa e inquieta, giusto perché non c'è nulla di banale o sciatto in lui -anzi, il suo fascino modesto e contenuto mi ha conquistata subito! Ma poi, ecco, arrivano
Henry e la sua strategica e controllata sicurezza di sé a giocarmi brutti scherzi, e allora mi confondo un poco, pur restando team Grayson. In qualche modo, anche quando non parla, si è sempre consapevoli della sua presenza. La cotta che Liv si prende per lui mi ha lasciata un po' perplessa... e desiderosa di scoprire se questo loro rapporto verrà spiazzato da altri sentimenti per
qualcun altro, come io spero avvenga.
La pecca, in tutto ciò, sta nel fatto che
personaggi così promettenti non vengano approfonditi e sviluppati bene tanto quanto mi aspettavo.
Considerazione personale numero
due:
Liv è uno spasso, intraprendente com'è e senza peli sulla lingua. Equilibra momenti in cui suscita il mio divertimento ad altri in cui la dedizione verso ciò che sta accadendo nei suoi sogni è tanto intrigante che non potevo distogliere lo sguardo dal libro nemmeno volendo. E' inarrestabile, anche di fronte ai pericoli -specie quelli che non vede-, troppo curiosa e appassionata per pensare anche solo di fermarsi. Ho apprezzato moltissimo questa protagonista, ma nonostante la sua propensione al sarcasmo
leggero sia qui precisa e ben piazzata, a volte mi è sembrata un po' una forzatura, rispetto alla naturalezza con cui l'autrice -e Gwen- ne faceva uso nell'altra trilogia.
Considerazione personale numero
tre:
qualcosa, in questo libro, non ha funzionato a dovere. Per tutta la lettura ho avuto la sensazione di guardare immagini opache e sfuocate, cambi di atteggiamento troppo improvvisi e poco descritti, indagini un po' campate in aria che giungono alla conclusione giusta senza un adeguato intermezzo. Insomma, poco si capiva sul
come, quando, perché si era arrivati in un certo punto e con certe ipotesi in mente, dato che i collegamenti tanto ovvi alla protagonista nella mia testa non funzionavano altrettanto bene. Okay, tutto ha un senso, questo non lo nego, ma certi punti, a mente lucida, mi risultavano caotici e balzavano agli occhi troppo bruscamente.
Ed è un vero peccato, perché la storia funziona a meraviglia ed è intrigante, i personaggi sono carinissimi e mi ci sono affezionata davvero. Potremmo imputare questi piccoli difetti all'etichetta di
primo libro, ma parlando di Kerstin Gier questa scusa suona un po' debole, dato che
Red era stato sorprendente sotto ogni punto di vista. La stessa parte romance del libro mi è parsa un po' campata in aria; carina si, emozionante pure, ma non abbastanza da meritarsi lacrime di gioia. E' come se nel ricorrere al proprio stile fresco, divertente e stravagante, la Gier si fosse concentrata un po' troppo nell'emulare l'atmosfera frizzante e travolgente avvertibile nei suoi precedenti romanzi, senza esserci riuscita totalmente. Tuttavia non si può negare la più spiccata autonomia della
Trilogia dei Sogni, evidente nei personaggi,
simili ai loro predecessori eppure diversi per aspetto, carattere, segreti e ambizioni, e nella storia stessa. In realtà ho sorriso di fronte al suo ricorrere a piccoli dettagli già incrociati nella storia di Gwenn e Gideon. Solo, ecco, non con lo stesso trasporto che speravo avrei provato.