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lunedì 22 dicembre 2014

Recensione The Retribution of Mara Dyer di Michelle Hodkin.

Non ci sono spoiler per quasi tutta la recensione, e quelli presenti sono stati nascosti.
FINITO. Gente, sono in vacanza da oggi, preparatevi ai post di fine anno. YUPPI. Vacanze di Natale! Evviva! Peccato debba comunque studiare un mucchio di cose, ma ho tempo e... si, mi ridurrò all'ultimo minuto, come ogni anno. Come sono iniziate le vostre vacanze? Le mie con gli ultimi capitoli di The Retribution of Mara Dyer di Michelle Hodkin, capitolo conclusivo della trilogia e... finale spaventosamente figo e un pochino deludente. Capirete leggendo, se vi va. Per tutti quelli che hanno letto il libro... GENTE. DISCUTIAMONE, VA.

The Retribution of Mara Dyer
Michelle Hodkin
472 pagine
Uscito il 4 novembre 2014 in America, inedito in Italia
13,49€ - 7,16€ ebook
Acquista qui in inglese: hardback, paperback e ebook

Trama (tradotta da me, citate se prendete):

Mara Dyer vuole credere che c'è più delle bugie che le hanno raccontato.
E' così.
Non smette di pensare al luogo in cui potrebbe portarla la ricerca della sua verità.
Ma dovrebbe.
Non ha mai pensato a quanto lontano sarebbe arrivata per vendetta.
Lo scoprirà.
I leali vengono traditi, senso di colpa e innocenza s'ingarbugliano, e destino e possibilità si scontrano in questa scioccante conclusione per la storia di Mara Dyer.
La punizione è arrivata.

Lasciando perdere il fatto che mi c'è voluta una vita per finirlo, perché fra scuola e il resto... beh, non c'è nemmeno bisogno che lo precisi tutte le volte, no?
Ho ripreso i primi due libri, scorrendone le pagine, riepilogando la storia, i dettagli e i profili dei vari personaggi nella mia testa, per poi avventurarmi fra le pagine di The Retribution of Mara Dyer. E' come se non fosse passato nemmeno un giorno dall'ultima parola letta. Ho preso in mano questo libro ed ero già lì, con Mara, accanto a lei, stesa e completamente drogata, in balia della Dottoressa Kells e Wayne e dei loro folli, logicissimi esperimenti sul cervello di Mara. Un partenza agghiacciante e decisamente d'impatto, che ha impiegato poco tempo nel trascinarmi nel suo ritmo folle e irregolare.
Poi l'evasione. La prima parte del libro si connota in eventi che, personalmente, sono stati difficili da prevedere (evade o no? uccide o no? lo fa, lo pensa, lo dirà o no?). Eravamo arrivati ad un punto in cui poteva succedere di tutto; eppure, semplicemente, Mara trova Stella e Jamie e i tre scappano, dopo che la nostra protagonista ha un po' sfogato la sua... mh, mania compulsiva. Indovinate su chi?
Il loro viaggio alla ricerca di risposte -e di Noah- li farà spostare dall'Horizon alle loro case a New York, e accadranno moltissime cose che si daranno svariate quantità di pezzi da aggiungere al puzzle che compone la figura finale, quella che ci permetterà finalmente di comprendere il disegno dell'intera serie per come è stato visto dall'autrice.
La trama si snoda in maniera chiara e abbastanza uniforme, è priva di salti improvvisi e segue i diretti pensieri e ragionamenti dei personaggi -e, di conseguenza, quelli del lettore. Oh, non vi perderete nulla, tranquilli. Sarà tutto nero su bianco, ogni scena bilanciata perfettamente secondo il target a cui appartiene il libro... più o meno. Perché, preparatevi, certe scene fanno davvero fremere il sangue e venire la pelle d'oca. Eccome.

domenica 11 maggio 2014

Recensione Afterlife di Stephanie Hudson.

Eh, c'è da divertirsi nello scrivere questa recensione. Afterlife di Stephanie Hudson è un romanzo (?) senz'altro particolare: confuso, inconcludente, spaventosamente mal scritto -e a giudicare da come sta andando il secondo, che sto legiucchiando, non è colpa del traduttore- e abbastanza patetico. Se l'avete letto lo sapete, e se vorrete leggerlo ve ne renderete conto. Per adesso posso solo lasciarvi il mio parere.

Afterlife
Stephanie Hudson
DeAgostini - BOOKME
608 pagine
In uscita 25 Marzo 2014
14,90€ - 7,99€ ebook
Acquista quiebook

Trama: Cos’è l’Afterlife? Solo il chiacchieratissimo nightclub in stile gotico, gestito dai multimiliardari e affascinanti fratelli Draven, o un luogo di perdizione, dove il tempo sembra non scorrere mai e il privé è avvolto da una forza misteriosa?
Fuggire dall’Inghilterra è l’unico modo che ha Keira per tagliare definitivamente i ponti con il passato che la perseguita. Così decide di trasferirsi negli USA dove raggiunge sua sorella e il cognato, a Evergreen Falls, nel gelido New Hampshire, per riprendere l’università e per intrecciare nuove amicizie. Quando poi le viene offerto un lavoro in uno dei locali più esclusivi della città, l’Afterlife, gestito da una ricchissima famiglia, i Draven, si convince che la fortuna ha finalmente iniziato a girare dalla sua parte. Almeno fino a quando non incontra il proprietario del nightclub, il tenebroso e sprezzante Dominic Draven, l’uomo che da qualche tempo popola i suoi sogni più intimi: il ragazzo è tanto scostante nella realtà quanto premuroso nei suoi sogni. Da quel momento, Keira viene risucchiata in un mondo di cui non sospettava l’esistenza, fatto di creature maligne e di angeli, ma che la attrae come un’ossessione. E più il sentimento che la lega a Dominic cresce, più sarà difficile per lei decidere se fidarsi e rimanere o scappare dalla follia che la consuma.


Finito! Missione compiuta! Non ci potete credere, davvero, ma terminare questo libro... credevo non ce l'avrei fatta. Così vischioso, incasinato, contorto, non c'è da sorprendersi se molto colleghe blogger l'hanno bocciato con due stelline. Lo sto bocciando anche io, sia chiaro, ma credo che leggerò i prossimi se mai usciranno. Perché? Avete visto i giudizi su goodreads? Come vi dicevo nell'ultimo Chi ben comincia, sono proprio curiosa di capire come sia possibile che Afterlife abbia raggiunto una media di 4.1 stelline, con moltissimi pareri entusiasti.
Oookay.
Il miglior modo di cominciare una recensione è sempre il solito -partire dalla trama. E sappiate che, a dispetto della lunghezza del libro, ben 600 pagine, è molto semplice. Keira scappa dall'Inghilterra perché lì risiede il passato con cui vuole assolutamente tagliare i ponti. Va a stare dalla sorella, Libby, felicemente sposata con il suo omone, tale Frank. Da qui l'assurdità numero uno: ovviamente, una ragazza con un passato traumatico come il suo, che non sto qui a spoilerarvi, chiaro, decide di vivere in una casa grande, decadentecircondata da una foresta sinistra, montagne e tanta natura, che per carità, può essere magico e meraviglioso, ma non fa bene ad una mente iperattiva come la sua, specie durante i temporali. Però, ecco, lei adora fare lunga passeggiate, ma poi si perde ritrovandosi sistematicamente in preda al panico. Mi viene in mente solo: masochista, o felicemente folle.
Di certo Keira è una contraddizione continua, oltre che un cliché ambulante. Veste solo capi larghi e coprenti, specie sulle braccia, che spesso deve nascondere con lunghi guanti.
La chiave per ricominciare prevede due cose: il college e un lavoro. In un negozio conosce RJ, una ragazza goth vivace, ficcanaso e insopportabile che la presenterà al resto della sua comitiva, compreso il fratello Jack, che si prende una cotta per Keira. Povero ragazzo.
Entrambe frequenteranno il primo anno di college, mentre Jack va al terzo, e questo darà loro l'opportunità di girare spesso insieme per questo paesino sperduto, in cui i pettegolezzi volano e tutti, soprattutto RJ, potrete immaginare, sanno sempre tutto. Perciò la prima volta che Keira metterà piede all'Afterlife, il locale più sperduto, chic, sofisticato e ricercato della zona in cui presto andrà a lavorare come cameriera, quasi non può credere a quello che le capita. La famiglia che possiede non solo il club, ma anche mezza città, i Draven, è di ritorno come succede annualmente, e sfilano per il locale attirando gli occhi di tutti i presenti per salire al privè in cui nessuno, a parte il personale autorizzato, può mettere piede. E quando gli occhi di Keira incrociano quelli di Dominic, fratello maggiore dei tre che portano quel famigerato, riverito e temuto cognome, lo riconosce immediatamente come l'uomo che sogna da alcune notti e che è diventato la sua ossessione.
Assurdità numero due: come se non bastasse la casa sperduta, la nostra Keira accetta di lavorare all'Afterlife sapendo che ha una strana reputazione, nonostante tutti ci vadano, e che è anch'esso sperduto. Non brilla per furbizia, questo è altrettanto certo. Inoltre, tre, il modo in cui emula le domande più importanti per concentrarsi su delle sciocchezze è stato snervante da morire, con tutte quelle (quattro) speculazioni e divagazioni mentali assurdissime che si protraevano per capitoli e capitoli, dandomi ai nervi. Rallentavano la lettura in maniera estenuante, tanto che più di una volta mi sono chiesta se dovessi davvero finirlo o no. Molte erano persino cose per nulla strane che l'autrice definisce tali solo per attirare l'attenzione su di esse, facendo sembrare tutto una grossa finzione e smontando l'atmosfera "horroh" tesa e da cardiopalma che probabilmente aveva intenzione di mettere su. Si, c'è una certa tensione, ma non è spontanea, sicuramente non "da brividi" come volevano darci a bere.
E poi, le virgolette. E i punti esclamativi senza senso. Questo stile da "precisina" lasciava davvero a desiderare, e mi veniva voglia di urlare al continuo leggere di altre allusioni chiarissime scritte e firmate in giro per il libro. Mi piace saper decifrare l'aura di mistero attorno ad un libro, ma non quando questa è gratuitamente servita con frasi come tutto era diverso dopo "l'incidente" o il mio passato oscuro mi ha "cambiata", in cui vengo continuamente informata della presenza di un incredibile e pericolosissimo segreto nascosto nel passato della protagonista... senza che mi venga detto di che si tratta! Perché sbatterlo in faccia al lettore una pagina si e una no e non dargli la possibilità di entrare prima nella storia e poi tratteggiare gli elementi più inquietanti? Questo tipo di misteriosità scadente continuamente precisata guasta il ritmo del racconto e lo rende monotono come un circolo vizioso. Per non parlare della protagonista... speravo solo che almeno il segreto ne valesse la pena.
Di Keira e i personaggi che la circondano sappiamo che "scoppiarono a ridere" ogni mezza pagina, dando prova della loro divertente superficialità; ciò a discapito di tutto il mistero e la paura con cui l'autrice voleva condire il racconto. Parliamo di figure senza spessore alcuno che parlano e saltano da uno stato d'animo alla velocità della luce.
Eh no.
Non c'è personalità in loro, sembrano fatti con lo stampino, per poi essere stereotipati secondo le necessità della Hudson. Credo sia stato questo a renderlo spaventoso, e non il fatto che lo si possa definire in parte horroh. Ah ah -ma dove?
Così, per metà libro Keira é ripetitiva e insopportabile, un manichino ossessionato, tormentato e privo di personalità che si trastulla con pensieri più astratti del normale, capace solo di recitare meccanicamente il ruolo della ragazzina spaventata ma, ovviamente, affascinata dal figo protagonista. Persino Bella Swan ha più carattere di lei.

giovedì 20 marzo 2014

Anteprima Quando il diavolo mi ha preso per mano di April Genevieve Tucholke, gotico, thriller e paranormal in un unico romanzo.

Tengo d'occhio quest'uscita da un saaaacco di tempo, e finalmente ho avuto qualche info in più da darvi. Quando il diavolo mi ha preso per mano è il lungo titolo italiano che sostituisce Between the Devil and the Deep Blue Sea, di April Genevieve Tucholke. Si tratta di una serie, Between, composta da due libri, di genere gothic-thriller-romance e paranormal YA. La trama m'incuriosiva per la presenza di questo Diavolo sotto mentite spoglie, facendomi balenare il mente I segreti di Coldtown per la sfumatura horroh che li accomuna.
Non so bene cosa pensare della cover italiana -qui sotto-, dato che messa a paragone con quella originale non è un granché. Proprio per niente. Ma non è esattamente pessima, perché teoricamente poteva anche capitarci di peggio. Possiamo per questo considerarci fortunati? Io davvero non lo so.
I giudizi sul libro sono mediamente positivi, e come avrete già capito questo libro è già nella mia wishlist. C'è fantasy e amore, ma un amore ingannevole e insidioso, che si rivelerà per quello che è -una menzogna indotta? o vero amore? Credo sia questo l'elemento che ha attratto la mia attenzione: il libro si farà interessante o cadrà nella banalità che contiene alcuni dei molti paranormal usciti fin'ora?


Quando il diavolo mi ha preso per mano 
(Between the Devil and the Deep Blue Sea)
April Genevieve Tucholke
Piemme Freeway
276 pagine
In uscita 15 Aprile 2014
16,00€
Acquista qui: cartaceo

Trama: Smetti di temere il Diavolo, quando gli stringi la mano...
Innamorarsi perdutamente può essere un viaggio molto pericoloso...
Nel paesino di mare dove abita Violet White non succede mai niente... fino a quando River West non affitta la casetta dietro la sua e incominciano ad accadere cose inquietanti. River è soltanto un bugiardo dal sorriso irresistibile e un passato misterioso? O dietro i suoi occhi ipnotici si nasconde qualcos'altro?
La nonna di Violet l'aveva sempre messa in guardia dai giochi che sa fare il Diavolo, ma lei non aveva mai pensato che potesse nascondersi dietro un ragazzo dai capelli scuri che si appisola in giardino, adora il caffè e ti fa tremare di passione.

Breve teaser dal libro:

"Isobel stava giocando col suo hula hoop proprio qui davanti al mausoleo e lui le è piombato addosso... e se l'è portata via." Fece una pausa e guardò il cielo. "Aveva gli occhi rossi ed era vestito come ci si vestiva una volta e sembrava un uomo normale, a parte gli occhi rossi e i vestiti del giorno del ringraziamento e il bastone a serpente. Ma l'ho capito subito che era il Diavolo."
Era una specie di gioco. Un gioco da bambini che si era spinto troppo oltre. Guardai le loro facce serie, i paletti stretti in ogni mano, il loro silenzio innaturale. Mi domandai che fine avesse fatto la ragazzina. Isobel. Era tornata a casa senza avvertire il fratello? Oppure qualcuno l'aveva veramente rapita?
Lanciai un'ultima occhiata a Jack da sopra la spalla, ancora inginocchiato a terra. Non avevo notato nessuna punta di malizia, nessun orgoglio nella creazione del gioco, nessuna gioia frenetica per essere ancora in giro a quell'ora. Aveva la serietà di un soldato che sta per andare in guerra. Sconvolgente. Strano. Mi domandai se avessi dovuto avvertire qualcuno di quello che stava succedendo. Cercare qualche genitore, o chiamare la polizia.
"Violet."
Smisi di camminare e guardai River.
"Non preoccuparti per loro. È solo un gioco."
Non risposi.
River appoggiò il suo bacino al mio e la mia schiena incontrò il cancello di ferro battuto. Curvò le dita dietro la mia testa e i miei pensieri... cessarono.
Mi baciò. Le mie labbra incontrarono le sue e semplicemente. Smisi. Di. Pensare. Non pensai al fatto che River era ancora uno sconosciuto. Non pensai al tunnel, o a Jack, o al Diavolo, o a qualsiasi altra cosa. Le labbra mi si sciolsero nel cuore, che si sciolse nelle gambe, che si sciolsero nel terreno sotto di me.

Beeeh... che mi dite? Quest'uscita vi interessa?

Ps. Per gli interessati, l'autrice sarà a Milano verso settembre!

venerdì 17 gennaio 2014

Recensione Io non sono Mara Dyer di Michelle Hodkin.

L'ho letto in poco più di un giorno, ma continuerà a perseguitarmi per settimane. Me lo ritroverò la notte in sogno, e di giorno quando camminerò, e fra le pagine dei libri di matematica, storia, latino... ma buongiorno, lettori. Diciamo solo che è un libro così emozionante da imprimersi sulla pelle, e ho provato a tradurre questa mostruosa dipendenza a parole, qui sotto. Io non sono Mara Dyer di Michelle Hodkin non solo è un ottimo sequel, all'altezza del primo, ma addirittura più alto. Un miglioramento spettacolare, gustato di poco dal finale. Curiosi?

Io non sono Mara Dyer (The Evolution of Mara Dyer)
Michelle Hodkin
Mondadori Chrysalide
461 pagine
3 Settembre 2013
17,00€
Acquista qui: Io non sono Mara Dyer - cartaceo 
 e Io non sono Mara Dyer - ebook

★  ★  ½

Trama: Mara Dyer sa di aver commesso un omicidio. Jude voleva farle del male, e lei si è difesa, grazie al terribile potere che le permette di uccidere con la forza del pensiero. Ma ora Jude è tornato, e nessuno le crede anche se giura di averlo visto con i suoi occhi. Quel ragazzo dovrebbe essere morto, e Mara rischia di finire i suoi giorni nell'ospedale psichiatrico in cui è tenuta in osservazione con una diagnosi di probabile schizofrenia. L'unica possibilità di salvezza è assecondare i medici e fingere di avere avuto un'allucinazione. Così la sera è libera di tornare a casa e vedere Noah, l'unico che ancora crede in lei e cerca di aiutarla a fare luce sui misteri che circondano la sua vita, proteggendola da Jude. Ma i fatti inquietanti si moltiplicano, e Mara rischia di impazzire sul serio: qualcuno entra in camera sua la notte e la fotografa mentre dorme, e un giorno le fa trovare una bambola appartenuta alla nonna, che soffriva dei suoi stessi disturbi. Mara, esasperata, cerca di bruciarla, ma nel fuoco rinviene un talismano complementare a quello in possesso di Noah...



Un'amica mi aveva raccomandato di leggerlo durante le vacanze, perché diceva che Io non sono Mara Dyer mi avrebbe shockata talmente tanto da rendermi impossibile concentrarmi, durante e dopo, a qualsiasi altra cosa che non fosse il libro stesso.
Avrei dovuto prestarle ascolto.
Vi confido di aver interrotto la lettura un paio di volte, semplicemente perché sentivo di doverlo fare e assimilare lentamente quel che leggevo. Certi momenti surreali mi hanno messo i brividi, e potevo anticipare gli incubi che avrei avuto la notte perché li rivedevo nelle parole di Mara. Non è stato, credo, il semplice fatto che alcune scene fossero abbastanza impressionanti e crudeli, quanto l'atmosfera pesante che iniziavo a respirare mentre leggevo. Ero talmente dentro la protagonista che sentivo... tutto. Tutto ciò che sentiva lei, in qualche modo aveva un effetto totalizzante anche su di me. Quando un libro ti coinvolge al tal punto da metterti a soqquadro l'animo, di solito è un fattore positivo. Significa che l'autore è un genio della scrittura, che i personaggi sembrano così veri da uscire dal libro, che le situazioni in cui si muovono e agiscono influenzano la sensibilità del lettore. E non so quale sia la vostra opinione, ma per la sottoscritta la Hodkin è un genio. Un genio del male. Non le basta seminare dolore in ogni suo romanzo, no. Lei deve uccidere anche i suoi lettori! Che tu sia dannata, donna... però. Però è anche vero che hai creato Noah Shaw, e che questo complichi tutto. In ogni caso, questo libro supera il primo in ogni aspetto, perché ogni cosa è amplificata in modo tale da far paura.

Partiamo col dire che Mara, per me, è sempre stata un tipo un po' impressionante. Sin dal primo libro, si è presentata ai miei occhi sia come una vittima, che come carnefice -verso se stessa e verso gli altri-, mostrando innocenza e consapevolezza della propria colpevolezza. Una combinazione alquanto complessa, che ha permesso all'autrice di far emergere la profondità di questo personaggio, e del romanzo di conseguenza -più il secondo libro che il primo-, e a me di coglierne e apprezzarne le caratteristiche. Se nel volume di apertura Mara tentava di respingere il suo passato, doloroso al punto da non ricordarlo, e ignorare in tutti i modi quel qualcosa che dimora in lei, ora non può più sfuggire alla realtà dei fatti. Studiare il suo micidiale potere, con i suoi effetti e le circostanze in cui deve vivere, è l'unica cosa che può fare per indagare sul ritorno di Jude e proteggere la sua famiglia da lui. Jude, che teoricamente avrebbe dovuto essere morto, è ancora a piede libero, in carne ed ossa, privo della più felice illusione cui Mara sarebbe stata ben più serena di relegarlo -il fatto che, magari, vederlo non implicava che fosse reale, ma solo un'allucinazione. Ha paura, ma è decisa ad andare fino in fondo e dovrà rifugiarsi dietro la maschera più convinta e sorridente che riuscirà a creare, per sfuggire all'occhio critico dei genitori -specie la madre- e della dottoressa che la segue, la Kells, al fine di scongiurare la possibilità di venir rinchiusa in una residenza psichiatrica, lontana da casa e dalla minaccia che perseguita quelli che ama. Nei tratti marcati di un vero film horroh, Mara non avrà altra scelta se non quella di destreggiarsi fra mille possibilità e nessuna certezza. Nessuna, eccetto Noah, l'unica persona che ancora le crede, l'unica che comprende il pericolo in cui si trova, e che cercherà di aiutarla in tutti i modi. Ci speravamo tutti, no? Che, dopo quel che era accaduto al padre di lei per via dell'errore di Mara, stesse ancora dalla sua parte. Anche se l'enigmatico e arrogante Noah in certi, intensi momenti mi ha strappato diversi sospiri -naturalmente, direbbe lui-, l'impressione è stata quella di vederlo sfuocato per buona parte del libro, come se l'autrice avesse preferito concentrarsi di più su Mara e sul fitto mistero che la circonda.
Se questo era il suo scopo, l'ha fatto maledettamente bene.
-Sai- continuò la dottoressa Kells, appoggiandosi allo schienale della sedia -alcuni ragazzi frequentano il programma di trattamento da anni. Magari hanno cominciato qui al Centro diurno e poi sono stati trasferiti alla nostra struttura residenziale e da lì non si sono più mossi. Ma non credo che tu abbia bisogno di quello. Penso che per te questa sia una fase di passaggio. Per aiutarti a tornare alla vita a cui appartieni. Sei stata travolta da tutto ciò che è accaduto nei mesi scorsi, e questo è comprensibile. Sei sopravvissuta a un incidente di proporzioni catastrofiche.
Non era un incidente.
-La tua migliore amica è morta.
L'ho uccisa io.
-Ti sei trasferita.
Per cercare di dimenticare quello che ho fatto.
-La tua professoressa è morta.
Perché io volevo così.
-Hanno sparato a tuo padre.
Perché io ho costretto qualcuno a farlo.
A questo punto, come per un compromesso fra pazzi, Mara viene mandata in un centro psichiatrico diurno, una sorta di scuola e centro di "riabilitazione" per i suoi problemi allo stesso tempo, che le da la possibilità di vivere una vita quasi normale, tornando a casa ogni giorno dopo aver seguito le "lezioni". Lì ritrova Jamie, l'unico amico che aveva alla Croyden -la scuola in cui aveva anche incontrato Noah- e che era stato cacciato in seguito ad un malinteso, e questo le mette addosso un po' di ottimismo. Il che è utile, dovendo recitare ogni giorno la parte dell'adolescente matta in via di guarigione. Ogni brandello di sorrisi e risate le servirà contro la persecuzione di Jude, le rivelazioni su una strana bambola di pezza che apparteneva a sua nonna e che la avvicina a Noah ancora più di quanto lo sia già, e una serie di ricordi e sensazioni che crescono in lei, portandola a dubitare di tutto, persino di sé e a rendere la paura sua unica compagna.
Vi ho spaventati abbastanza? No davvero, se non l'avete ancore letto vorrei prepararvi all'essenza inquietante che questo libro contiene. Sono molto sensibile a certe cose, odio i film horroh -quelli che lo sono sul serio- con tutta me stessa, e tuffarmi in questo libro è stato come gettarsi in un mare di petrolio, troppo denso per muoversi liberamente come in acqua. Ma anche molto intenso ed emozionante, senza ombra di dubbio. Tutto ciò che vede Mara al centro, i segreti che lei stessa custodisce senza saperlo, sono incredibilmente affascinanti, e la lettura è impossibile da arrestare davvero. A parte qualche minuto per riprendermi, non sarei mai riuscita ad abbandonarla per ore, figuriamoci giorni. Il bisogno di sapere come finiva si faceva sentire ad ogni pensiero.

lunedì 4 novembre 2013

Books with fury #4: anteprime Leggereditore e Chrysalide


Buon lunedì lettori! Come per gli scorsi appuntamenti, Books with fury vi farà conoscere le nuove o più recenti uscite mensili, in una successione di succulenti anteprime che stuzzicano la mia -e spero la vostra- curiosità. Fra quelle di oggi ci sono Beautiful Bastard di Christina Lauren, un erotico che si prospetta anche una lettura divertente e piacevole; a seguire, La camera di sangue di Jane Nickerson, un horroh/thriller/fantasy che mi incuriosisce parecchio -e per cui, soprattutto, sono contenta abbiano lasciato la cover originale!



Beautiful Bastard (Beautiful Bastard)
Christina Lauren
Leggereditore
356 pagine
In uscita 14 Novembre 2014
12,00€
Estratto
Acquista qui: Beautiful bastard (Narrativa)

Ambiziosa, efficiente, una gran lavoratrice, Chloe Mills ha un solo problema: Bennett Ryan, il suo capo. Esigente, prepotente, senza riguardi e irresistibile: un affascinante bastardo. Bennett è appena tornato dalla Francia. Non si sarebbe mai aspettato che la voce di chi lo ha aiutato mentre era all’estero appartenesse a una creatura così spettacolare e provocante (con quella sua aria così innocente!). Non sarà professionale, ma starle lontano è impossibile…



La camera di sangue (Strands of Bronze and Gold)
Jane Nickerson
Chrysalide
540 pagine
In uscita domani, 5 Novembre 2013
17,00€
Acquista qui: La camera di sangue


Alla morte del padre, la diciassettenne Sophia Petheram viene presa in custodia dal padrino Monsieur Bernard de Cressac nella tenuta di Wyndriven Abbey, in Mississippi. Fin dall'arrivo nella nuova casa, Sophia si trova a vivere nel lusso più sfrenato, viziata e accontentata sin nei minimi capricci. La ragazza è affascinata dalla generosità e dal carisma di Monsieur Bernard. Lui le impedisce, però, di ricevere visite da chiunque altro e, in sua assenza, la affida all'occhio vigile di Odette, una giovane dama di compagnia francese. A spaventare Sophia è il passato del ricco padrino, sposato più volte: le sue mogli sono morte in circostanze misteriose, e ora la ragazza ne vede i fantasmi. Hanno tutte i capelli rossi, bronzo e d'oro. Proprio come lei...


Sono attratta da entrambi, lo ammetto.
E voi, quale preferite?

domenica 8 settembre 2013

Recensione Chi è Mara Dyer di Michelle Hodkin.

Si, avete letto bene, anche io mi sono decisa per Chi è Mara Dyer di Michelle Hodkin, il primo della trilogia di cui è appena uscito il sequel (Io non sono Mara Dyer, potete provare a vincerne una copia qui). Un libro a tratti inquietante, divertente, strano, persino per il genere a cui appartiene. Ma la cosa non mi ha fermata ed eccomi qui, di domenica -perché si, io non sparisco mai davvero-, a darvi il mio parere su questo libro d'apertura.


Chi è Mara Dyer
Michelle Hodkin

Mondadori
280 pagine
19 Giugno 2012
16,00€
Voto: ★ ★  ½

Mara Dyer si sveglia dal coma in ospedale senza ricordare come ci sia finita. È sopravvissuta a un incidente in cui il suo ragazzo e dei suoi amici hanno perso la vita. Ma cosa ci facevano lì? Mara è confusa, si sente persa. Inizia ad avere paura anche di se stessa. Un'illusione di serenità potrebbe essere l'incontro con il dolce e protettivo Noah, eppure i fantasmi non spariscono, le allucinazioni si fanno più insistenti e la morte continua a circondarla... e se fosse lei stessa la causa di tutto? Se fosse lei ad avere il potere segreto di uccidere con il pensiero? Anche Noah ha un segreto, che potrebbe essere la loro salvezza. O la condanna definitiva del loro amore.
Mara Dyer non è il mio vero nome. È stato il mio avvocato a consigliarmi di scegliere uno pseudonimo. Lo so, è strano avere un nome falso, ma credetemi, in questo momento è la cosa più normale della mia vita. Anche raccontare questa storia potrebbe essere una mossa un po’ azzardata. Ma se non fosse per la mia lingua lunga, nessuno saprebbe che il colpevole di tutti gli omicidi è una persona di diciassette anni, grande fan dei Death Cab for Cutie. E nessuno saprebbe che, da qualche parte là fuori, la stessa persona ha la media dell’otto a scuola e all’attivo quasi lo stesso numero di vittime. Invece è importante che voi lo sappiate, se non volete essere i prossimi.

La mia Recensione            

Leggere Chi è Mara Dyer era già nei miei piani, perciò l'uscita del secondo volume è stato un ottimo incentivo -insieme ai vostri commenti, ovviamente. Un libro abbastanza discusso, con pareri contrastanti e, in certi punti, simili, che mi hanno spinta a ignorare l'ordine delle letture che mi ero prefissata e imbarcarmi nel romanzo della Hodkin. In questo periodo mi state influenzando davvero molto! E da brava lettrice curiosa, ho conosciuto Mara, una ragazza che, come molte altre alla sua età, va a scuola, frequenta la sua migliore amica ed è innamorata di un ragazzo. Lei e Rachel si conoscono da quando erano piccole, ma l'arrivo di Claire aveva indispettito Mara fin dall'inizio, per la sua eccessiva vicinanza all'amica, indipendentemente da ciò che provava per Jude, il fratello di Claire. Non avrebbe mai immaginato che loro quattro sarebbero rimasti coinvolti in un incidente. Men che meno che lei sarebbe stata l'unica a salvarsi. Niente di apparentemente troppo inquietante, se non fosse per i toni con cui la vicenda viene presentata, il sospetto coinvolgimento di Mara agli occhi del lettore e il fatto che lei per prima non ricordi nulla di quella notte, quando l'edificio in cui si trovavano è crollato. Mara non sa cos'è successo, ma la morte dei suoi amici la perseguita con visioni spaventose e continue allucinazioni; inutili gli aiuti da parte della madre e dello psicologo, ed è al momento in cui quest'ultimo suggerisce di mandare Mara in un ospedale psichiatrico che decide di reagire.

Propone alla madre di trasferire tutta la famiglia lontano dalla città, poiché piena di ricordi di quelle persone che erano con lei e che hanno perso la vita. Ma la sua nuova vita a Miami, in Florida, non sembra cominciare bene come avrebbe voluto. Il caldo soffocante, la nuova scuola, sua madre, apprensiva e preoccupata, che la controlla continuamente. E quelle allucinazioni, che riprendono a tormentarla anche a scuola, di fronte a tutti, soffocano il suo autocontrollo e la spingono sempre più verso la paura, verso visioni di Jude, Rachel e Claire nel cortile della scuola o negli specchi. Dopo un'entrata un po' "spettacolare" alla sua prima lezione, conosce James, un ragazzo un po' fuori dagli schemi rispetto a tutti gli altri ragazzi perfetti della Croyden; ma non tanto, sicuramente, quanto Noah Shaw: trasandato, affascinante, arrogante e pacatamente consapevole dello sguardo riservatogli dalle altre ragazze. Ci mette poco a diventare la nuova, piccola assurda ossessione di Mara, alla quale non servirebbe proprio un motivo in più per definirsi pazza. Non quando i ricordi della notte della tragedia che le ha cambiato la vita cominciano a riemergere nel sonno.

Gli avvenimenti che gravitano intorno alla vita di Mara mi hanno stuzzicata fin dai primi capitoli. Quando sopravvivi ad un incidente in cui tutti i tuoi amici sono morti, qualcosa ti segna per sempre -che sia il dolore, o lo shock, o la paura. E' qualcosa che si è impresso tanto a fondo nella mente di Mara da impedire al suo subconscio di rievocare esattamente il ricordo di quella notte. E' una ragazza normale, ma piccole sottigliezze nel suo modo di fare, di pensare, d'interagire, la rendono anomala in mezzo a persone assolutamente anonime. Il suo essere introversa non dipende dalla timidezza, è più un distacco indolore dal resto del mondo, qualcosa che lei desidera e, a volte, rimpiange. Ma c'è una sottile esitazione nel suo atteggiamento, che non esattamente identificato con la mancanza di coraggio, ma... beh, è riflessiva e attenta, nel modo perverso e prevedibile in cui potrebbe esserlo la protagonista di un film horroh -quando l'istinto le dice di non aprire la porta ma lei, stupidamente, lo fa. Con questo non voglio dire che Mara sia prevedibile; è un personaggio molto sensibile alle emozioni e agli effetti collaterali di tutte quelle piccole cose che la riportano con la mente all'incidente -allucinazioni, sensazioni negative-, piccoli segnali che il lettore coglie comunque con una certa rapidità, perché romanzi del genere ti fanno sempre rimanere vigile ad ogni indizio, qualsiasi cosa che lo aiuti a comprendere meglio la storia di Mara e ciò che lei si rifiuta di accettare, o meglio, che crede di non conoscere. Qualsiasi cosa che, in breve, lo aiuti a capire chi è Mara Dyer.

L'aura paranormale circonda i movimenti di Mara tanto quanto i suoi ragionamenti, ma venivo sviata tutte le volte in cui cercavo di andare alla radice della sua natura. Comprendere la verità -quel che, come in ogni fantasy, si nasconde dietro le apparenze- ha complicato la lettura in maniera piacevole. Se si pensa, poi, che una di queste complicazioni era Noah... beh... il mio cervello faceva fatica ad arrivare alla risposta. A volte, però, andando avanti, mi sembrava di scontrarmi con fatti sempre più contorti, confusi, specchio del fatto che Mara era alquanto disorientata in merito a ciò che le accadeva. Anche quando capiva -o credeva di capire-, alcuni tasselli mi sfuggivano comunque. Noah, invece, mi ha totalmente spiazzata. Avevo capito che anche lui, in qualche modo, era diverso, e che l'aura da ragazzo misterioso e pericoloso non era quella che solitamente gravita intorno al personaggio maschile principale -aveva qualcosa in più, come una sorta di ingenuità, rispetto a Mara. Anzi, quel tipo di aura vibrava completamente in Mara, e le dava un aspetto ancora più inquietante, nei momenti in cui usava la sua dote, o quando si rendeva conto dei vuoti di memoria, delle allucinazioni, del tempo che passava senza che lei se ne accorgesse. Questo mi ha impedito di metterla a fuoco, per così dire, come se fosse solo il guscio di una persona reale (o il suo fantasma), una persona che dovevo ancora conoscere -e di cui scorgevo la presenza quando Noah era con lei.

C'era qualcosa, però, che durante la lettura mi infastidiva. Niente a che vedere con lo stile -tagliente, ironico, diretto, ma non per questo meno piacevole o scorrevole-, o con la storia in sé, o con i personaggi. Più che altro, come se ci fosse una nota stonata nel modo in cui Mara prende coscienza di ciò che sa fare, a metà fra la rassegnazione e la determinazione, come se nemmeno lei fosse sicura di ciò che faceva. Mi distraeva dalle sue azioni, mi faceva perdere il filo, m'indirizzava verso certe rivelazioni quando poi ne arrivavano altra da metabolizzare. Di conseguenza, questo distorceva la sua visione delle cose e confondeva anche me. Per questo, prima di dare un giudizio a questo libro, ho dovuto rifletterci un po' -di solito, un mix di impulsività ed euforia, o delusione, sono un chiaro indizio per me, qualcosa che mi permette subito di esprimere la mia opinione in merito ad una lettura. La verità è che Mara Dyer ha messo sotto sopra il mio cervello e, nel fare ordine, ho speso più tempo del solito. Credo che la confusione non dipenda solo da me -c'è anche il fatto che il romanzo la crei volutamente, e principalmente perché è Mara ad essere confusa.

domenica 19 maggio 2013

Recensione The Hunt di Andrew Fukuda.

The Hunt è un distopico vampiresco dai tratti ironici e originali, ben scritto e coinvolgente, e Andrew Fukuda è il maestro del thriller-horroh vampiresco, ma nei toni attenuati dello YA, che potrebbero incantare anche qualcuno un po' più adulto. Oggi vi presento la recensione di questo libro, davvero un'ottima lettura, consigliato a chiunque desideri una boccata d'aria fresca dal solito distopico & paranormal romance!


The Hunt
Andrew Fukuda
Il Castoro
336 pagine
In uscita 15 Maggio 2013
14,90€
Voto: 4 Stelle!

L’umanità è prossima all’estinzione. Una nuova specie governa la Terra. 
Feroce. Fredda. Spietata.
I sopravvissuti devono adattarsi o morire.
I GIOCHI SONO FINITI. COMINCIA LA CACCIA...

Non sudare. Non ridere. Non attirare l’attenzione. E soprattutto, qualunque cosa succeda, non innamorarti di una di Loro. Gene è diverso da tutti quelli che lo circondano. Non è in grado di correre come un fulmine, la luce del sole non lo ferisce, non ha un insaziabile desiderio di sangue. Gene è umano, e conosce le regole. La verità deve rimanere segreta. E’ l’unico modo per rimanere vivi in un mondo notturno – un mondo in cui gli umani sono considerati una prelibatezza e vengono cacciati senza tregua. Quando Gene è fra i prescelti che parteciperanno alla grande Caccia degli ultimi umani sopravvissuti, la sua vita di regole comincia a sgretolarsi. Ora che Gene ha finalmente trovato qualcosa per cui combattere, il suo desiderio di sopravvivere è più forte che mai. Quale tributo sarà costretto a pagare?

La mia Recensione.                                         

Nella nostra realtà, l'uomo è l'essere dominante. Crea, modifica, aggiunge, sistema, distrugge. Reagisce a ciò che lo circonda in modo diverso, secondo delle regole o per puro istinto. Semplicemente, viviamo con la consapevolezza di poter fare, dire, pensare qualunque cosa in base alle circostanze. Inimmaginabile sarebbe, per noi, dover controllare ogni respiro, risata, sospiro, colpo di tosse, persino il sudore! Eppure, Gene deve stare attento a non dar Loro alcun motivo per sospettare di lui. Non deve attirare l'attenzione. Non deve farsi degli amici, ne tanto meno comportarsi in modo diverso dagli Altri. E perché, poi, tutte queste Maiuscole per indicarli, questi esseri senza nome? Loro sono i predatori. Loro comandano ciò che rimane del mondo, e delle sua umanità ormai estinta, come se fossero sempre stati lì, come se Loro fossero normali. E' per vivere fra Loro invece di morire, che Gene deve mimetizzarsi, essere un falso di se stesso. E le parole del padre, ben radicate in ogni riflesso, in ogni gesto e in ogni pensiero della vita di questo figlio che, perse moglie e figlia, era l'unica cosa rimastagli, lo accompagnano tutti i giorni ricordandogli chi è, e quali esseri ha intorno. Loro sono vampiri. E dov'è la novità?, vi chiederete. Beh, provate a idealizzare un'intera popolazione di vampiri come unici abitanti della Terra -o, per lo meno, la sua componente in maggioranza- e ad inserire un gruppi di questi assetati di sangue nell'Arena degli Hunger Games, a caccia di umani, sangue fresco. Ce l'ho la vostra attenzione, ora...?

Gene -anche se, beh, non scopriamo il suo nome proprio subito, capirete perché- è dotato di una macabra ironia per cui non sai se ridere o morderti le labbra per impedirti di dire una qualsiasi altra cosa. E' un ragazzo il cui aspetto fisico attrae lo sguardo di molte ragazze della sua scuola, un tipo di bellezza che avrebbe potuto facilmente metterlo nei guai, se lui non si fosse isolato da tutti. Però odia ciò che è, non un vampiro per natura, non un umano per sfuggire a morte certa. La resistenza al sole, che per il padre era un punto di forza, per lui è solo una scomoda diversità. Gene riesce a vedere solo i rischi di essere umano, ignaro di come siano davvero i suoi simili, oltre le comuni credenze divulgato dal Palazzo. Non c'è indignazione, in lui, per il modo in cui i pochi Eminidi sopravvissuti vengono trattati, credendoli alla stregua di animali selvaggi, solo il suo desiderio di essere normale, e qui per normale intendiamo vampiro. Riuscite a notare l'ironia della cosa? E' un mondo capovolto, e rende la narrazione leggera ma potente, piena di significato.
Ed è una mente estremamente piacevole da abitare, la sua, nella naturalezza con cui parla della società in cui vive si scorge spesso una sorta di rassegnazione assecondata dal succedersi degli eventi, senza nemmeno un eco di speranza. Non la speranza di non doversi più nascondere, un giorno. Non la speranza di credere che tutto ciò sia temporaneo, che le cose cambieranno. E per quanto sia arduo ricordarsi che tutte volte in cui vorrebbe ridere deve invece grattarsi il polso, dove per gli Altri quest'improbabile prurito è sintomo di ilarità vampiresca -che però fa ridere da matti me!-, nascondersi come umano fra vampiri è ormai una routine a cui si è adattato. Tutto cambia, però, quando Gene viene selezionato come fortunato partecipante alla Caccia.


Il momento in sé della Caccia' puro stinto, questione di agilità e astuzia, il tutto tanto rapido da non dover superare nemmeno lo dodici ore; quindi niente alloggi, niente acqua o cibo. Ecco, magari niente cibo proprio no, dipende dal punto di vista. Lì nessun umano sopravvive, perché ognuno di loro è il pasto, chi gioca sono proprio i vampiri, e chi prende tutto vince. O meglio, mangia tutto.
La crudezza con cui vengono descritti gli umani fa pensare agli animali, prigionieri e tenuti in cattività come se fossero bestie da macello, vittime di anni di studio che riscontrano anomalie, come la resistenza alla luce, conservate per un evento ben preciso, per uno scopo il cui nome non ha bisogno di spiegazioni. La Caccia agli Eminidi, ci informa Gene, o per meglio dire Caccia all'uomo, annunciata dal Governante in persona, è un evento raro e, per questo, fonte di attrazione. La supremazia del più forte che schiaccia i deboli e fa di loro un pasto, meglio se servito con la ciliegina sopra, quindi reso eccitante dall'odore della paura, da una fuga stupida e insensata, dall'ebrezza della caccia in cui l'istinto della corsa va a braccetto con la morte.


La città in cui vive è un luogo dai confini indefiniti, circondato dai Territori Sterminati dal Margine Incerto, o usando un nome meno pomposo, Vastità, in cui nessuno si è mai spinto. Ne lui, specialmente, dovrebbe provarci, poiché non troverebbe altro che una distesa di nulla, un deserto arido e infinito. Gli Altri avrebbero motivo di farlo, poi? Gene si limita a mascherarsi, ogni giorno, chiuso in una società che non gli appartiene e di cui non farà mai parte, senza rischiare e varcare la linea. Ma questi non sono gli unici tratti distintivi del libro. Le creature stesse create da Fukuda sono simili, per fisionomia, ai classici vampiri, ma assumono i comportamenti più bizzarri in certo occasioni -ad esempio, il sole è la loro rovina, però, per intenderci, se non volete vomitare per una settimana di seguito, non mettete un vampiro al sole! Insomma, dormono sospesi al soffitto grazie a delle maniglie -il che fa tanto pipistrelli o Dracula-, e non è l'unica stramberia. E' come se ogni parte del corpo avesse un ruolo specifico -strofinare i polsi per le risate, orecchio contro orecchio per i complimenti, scuotere la testa e salivare come matti per entusiasmo o, beh, fame-, eppure non solo, è come se fossero stati progettati per agire così, robotici e senza emozioni profonde, asettici vampiri modellati per essere tali, figure astratte intorno ad un protagonista solidi e vivo nel suo anonimato. Inoltre, non si fa accenno al mondo precedente il cambiamento, come spesso ci capita di leggere negli altri distopici, un tratto che permette l'immediato paragone. O, se accade, si va per congetture sarcastiche, si procede per assurdo, ma al contempo dare ogni cosa per assodato è un istinto automatico che impedisce di distogliere l'attenzione.

Gene deve velocemente adattarsi a quell'ambiente, e cercare di non farsi sarà difficile. Mi piace il modo in cui l'autore tesse le fila del racconto, lasciando che il mistero intorno alla Caccia e agli Eminidi si infittisca e al contempo dimostrandosi capace di misurare casuali paragoni con il mondo esterno, reale, che riguarda noi, quasi con scherno, accennando fra le righe al nostro status di lettori e parlando di un mondo che, al contrario, vede governare gli umani al posto dei vampiri. Di colpo è come se diventassi consapevole del muro che separa realtà e finzione, mentre contemporaneamente la storia inizia a rivelarsi, il significato della Caccia si palesa ai miei occhi, ma tutto con una complicità e un coinvolgimento tale da smussare gli angoli e trascinare nuovamente la mia immaginazione nella lettura.
E un altro personaggio decisamente intrigante è Ashley June. Alcune delle mie ipotesi la vedevano al centro del ragionamento, credendola un Eminide nonostante la recitazione quasi impeccabile. Ecco, c'erano questi piccoli indizi che mi facevano pensare... tanto a questo quanto al fatto che avesse scoperto Gene e volesse improbabilmente aiutarlo. Però non vi confermerò o smentirò alcuna teoria, così da non rovinarvi la lettura. Eppure come parlare di lei senza svelare troppo? Sono anime affini, lei e Gene, in questa corrente da cui devono lasciarsi trascinare, ma a cui non possono, tuttavia, soccombere, se non vogliono morire. Questo permette a Gene, lentamente, di rinascere dalla falsità di cui si veste ogni giorno, più a gesti che con i pensieri, quasi ignaro di aver accettato quel grande cambiamento di convinzioni.

mercoledì 20 febbraio 2013

Anteprima Anger di Isabel Abedi.

Ugh, beh... dagli "angeli" ad un film horror? Anger di Isabel Abedi ha una trama che fa venire i brividi, tanto intrigante quanto pericolosa, un romanzo che sfida i confini dello YA. Avendo letto il suo Sono nel tuo sogno, penso che, in quanto a stile, la Abedi non mi deluderà. Sono i contenuti che mi incuriosiscono parecchio, con quella sensazione di doverti guardare continuamente alle spalle perché non sai chi sarà la prossima vittima... o se quella, magari, sarai proprio tu. Della serie -da quel che si dice in giro-, se avete amato Hunger Games...


Una miscela perfetta di psicologia, emozioni e suspense. 
Dodici ragazzi su un’isola deserta. 
Un gioco, una sfida mortale

Ce l’hanno fatta: tre settimane su un’isola deserta al largo di Rio de Janeiro, dove telecamere nascoste li riprenderanno ventiquattr’ore al giorno: saranno attori di un film dalla trama imprevedibile. Sono dodici ragazzi e ognuno di loro ha un motivo particolare per partecipare, sogni da coltivare e segreti da custodire. L’isola è un paradiso, ma il ruolo che i ragazzi scoprono di dover ricoprire è inquietante: undici vittime e un assassino…È solo un gioco, nessuno morirà per davvero, eppure quando Joker viene trovato sfracellato sugli scogli capiscono che il film dei loro sogni si è trasformato in un horror… 

Anger 
Isabel Abedi 
Corbaccio
324 pagine
In uscita 7 Marzo 2013
16,40€

A voi i commenti!
Quanto vi attraggono gli horror...?