Ogni Giorno
David Levithan
Rizzoli
370 pagine
24 Aprile 2013
15,00€Voto: 4 Stelle e ½!
Ogni giorno un corpo diverso.
Ogni giorno una vita diversa.
Ogni giorno innamorato della stessa ragazza.
Oh, si, finalmente anch'io ho potuto sospirare di felicità e buttarmi a capofitto nella mia copia di Ogni Giorno. Di solito cerco di non creare troppe aspettative attorno all'uscita di un libro, ma capita che fallisca, soprattutto quando le recensioni sono entusiaste tanto da invogliare ancora di più la lettura. Ebbene, la libreria a cui mi sono rivolta sembrava non essere dalla mia parte, ma citando una certa pubblicità, sembrava impossibile, ma ce l'ho fatta! Okay, parliamo di questo romanzo tanto particolare.
Chi è A? In effetti non è semplice rispondere a questa domanda. Fin da quando è nato, A è molte persone e nessuna di esse, ma al contempo è anche una voce che parla, pensa e sente il modo in cui la vita gli scorre intorno senza che lui possa afferrarla. Certo, vive, sostituisce completamente la volontà del suo ospite, diventando lui, o lei -e il giorno dopo quello non ricorderà nulla, se non una spiacevole sensazione di vuoto-, ma che vita è se passi ogni giorno in un corpo diverso, dovendoti attenere alle abitudini dell'ospite, ai suoi comportamenti e alle sue relazioni-tipo con gli altri, senza dover cambiare una virgola? E certo, il non voler modificare nulla, non è un dovere, ma una necessità. Cosa succederebbe se A si affezionasse a qualcuno che dovrebbe poi lasciare il giorno dopo? E' una delle prime cose di cui si rende conto, una delle poche amare verità quando ogni giorno hai una vita diversa da affrontare.
Ma poi A si sveglia nel corpo di Justin, fidanzato ingrato e menefreghista, e incontra Rhiannon. E' quando entrano in gioco certe emozioni, sue e di nessun altro, quando un attimo sembra contenerne mille per intensità, che A sente il bisogno di essere A e basta, di gettare un'ancora e fermarsi. Vuole, ma non sa come. Rhiannon gli da uno scopo. Gli fa desiderare di appartenere a qualcosa, per una volta, anche se nella sua condizione desiderare è un verbo pericoloso, specie se è seguito da appartenere. Improvvisamente lei diventa il centro del suo mondo, il suo punto di riferimento, l'unità di misura con cui calcola la scorrere del tempo o la distanza fra i luoghi.
Non dovrei. Invece di guarire una ferita, la sto allargando. Non potrò mai avere un futuro insieme a Rhiannon.
Tutto ciò che faccio è prolungare il passato ancora per un giorno.
Ma poi la storia prende una piega inaspettata, dinamica, che risveglia A e il lettore insieme, proiettandolo in una serie di eventi e riflessioni che ci pongono davanti personalità inevitabilmente diverse. Non si può parlare di un'unica persona, piuttosto di una sola mentalità che diventa parte integrante di personaggi differenti, ma mai come semplici comparse. Ognuno di questi è un pezzo di puzzle in più da sistemare in un disegno infinitamente più grande, che dobbiamo prima completare per comprendere appieno.A inizia a fissare delle costanti, improvvise, inaspettate per un nomade come lui, ma che emergono in modo naturale. Ad esempio ci sono i libri, semplicemente perché ci sono sempre stati. C'è Rhiannon e la sua infinita capacità di adattarsi, comprendere, andare oltre l'apparenza, ma essere troppo timorosa per farlo fino infondo. C'è Nathan, e da quel momento in poi ogni corpo abitato da A, così che ogni giorno diventi sempre meno passivo, quasi A avesse finalmente trovato la voglia di allontanarsi da un ciclo che si era ripromesso di mantenere, avere nuove possibilità, dare uno scopo a ciò che credeva non avrebbe mai potuto averne uno. Non c'è più solo il concetto generale delle cose, ci sono casi e casi e un'infinità di complicazioni. Il bisogno di farsi capire, di affermare un'identità che non cambi al variare dei giorni, di avere dei contatti con la gente anche solo per qualche istante, provando che ciò che si prova ad essere normali, sono tutte sensazioni che A sperimenta pienamente per la prima volta, con una consapevolezza nuova. Si mette in gioco, si rende conto di come la sua condizione possa apparire all'esterno, che prima, quando non aveva desideri a cui anelare, tutto era più semplice. Mentre fino ad allora si era limitato a vivere la vita di altri, adesso vuole tracciare un percorso, lasciare un segno del suo passaggio. E' così che iniziamo a capire come la vita di A interferisca con quelle dei suoi ospiti.
Ed è pazzesco come tutto questo, nel paradossale mondo di A, possa specchiarsi e tradursi nel nostro in una parola: crescere. E' un processo che implica a grandezza di tutto questo, e il fascino che questo romanzo esercita su di me, di colpo si tramuta in paura, emozione, in lacrime che tenevo chiuse in me e di cui non ho percepito la presenza finché non sono venute fuori. E' la consapevolezza che quelle di A, di Ogni Giorno, non siano solo parole a renderlo tanto bello, nel senso più puro e meno banale del termine. I suoi pensieri sono una sorta di botta e risposta con la vita, contro ciò che questa è per lui -un continuo e incosciente viaggio nelle menti di persone a lui estranee, e che poi conosce semplicemente prendendone il posto. Rapidi ma profondi, arrivano subito al punto, e quella che potrebbe sembrare una situazione surreale, diventa poi vicinissima a noi, ai nostri ragionamenti, anche quelli sfuggenti, quotidiani, che passano in un attimo, o altri più assidui e consistenti, che magari ci fanno paura, o a cui cerchiamo di non dare ulteriore peso. Il punto è che Ogni giorno è una di quelle storie scritte per raccontare qualcos'altro, qualcosa che sulla superficie non si vede, che pretende che il lettore scavi più affondo, sempre di più, fino a trovarla. E' una storia universale, che spinge non proprio all'immedesimazione, ma alla riflessione.
