Città del Fuoco Celeste
Cassandra Clare
Mondadori Chrysalide
700 pagine
In uscita 8 Luglio 2014
17,00€
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E ancora una volta sul mondo degli Shadowhunters cala l’oscurità. Mentre intorno tutto cade a pezzi, Clary, Jace e Simon devono unirsi tra loro e con tutti quelli che stanno dalla loro parte, per combattere il più grande pericolo che la società dei Nephilim abbia mai affrontato: Sebastian, fratello di Clary, il traditore, colui che ha scelto il male.
Nulla, in questo mondo, può sconfiggerlo, e forse i tre – uniti da un legame indissolubile – saranno costretti a cercare un altro mondo dove lo scontro estremo abbia per loro una speranza di vittoria. Il mondo dei demoni.
Ma il prezzo da pagare sarà altissimo: molte vite saranno perdute per sempre, e l’amore sacrificato per il bene comune, per scongiurare la distruzione definitiva di un mondo che non sarà mai più lo stesso. Perché la fine è anche l’inizio.
Quindi, eccoci qui. A recensire l'ultimo capitolo della serie urban fantasy e paranormal romance migliore che io abbia mai letto. Dovrei dirvi quanto io sia ancora frastornata, abbattuta, annientata e completamente innamorata di questo libro.
Colpita e affondata.
Non ci sono dubbi che la Clare abbia talento, che riesca a intessere trame magnetiche, con descrizioni attente, luminose e intriganti, personaggi complessi, vivi, a se stanti, come indipendenti dalla penna dell'autrice, come se fossero loro a scrivere attraverso lei. Sembrano voci sempre diverse, nuove, non aventi quei tratti simili che infastidirebbero con la lampante sensazione di avere origine e matrice comune dalla mente di una sola persona. Mantiene personalità differenti perfettamente in piedi, è ciò che ho sempre apprezzato in lei, e che City of Heavenly Fire ha mostrato e dimostrato in tutta la sua potenza ed evidenza. Non teniamo più gli occhi su certi principali personaggi, come è capitato per i libri precedenti -Clary, e poi Simon, più occasionali spostamenti verso Jace, Alec, Maia e Jordan, Isabelle, Magnus-, ma l'ampia visuale su tutti in egual misura ci da una limpida e chiarificatoria idea di come gli eventi si snodino negli stessi tempi, ma in luoghi differenti.
TDA's premises. Già dal prologo, Cassie ci ricorda di cosa è capace: dolce, allusiva, profondamente emozionante, ma anche distruttiva. Siamo a Los Angeles, e al suo Istituto, il cui comando è affidato ai Blackthron. Lo sapevamo già da tempo, ma incontrare, finalmente, la sua numerosa banda di bambini e ragazzi che compone l'attuale generazione di questa famiglia è stato di grande impatto.
Vabbè, si, bando alle formalità.
AMO QUEI BAMBINI. Che poi bambini, tzé, certo. Li amo alla follia, uno per uno, da Tavvy (Octavius) a Dru (Drusilla) ai gemelli, Ty e Livvy (Tiberius e Olivia), Mark e Helen, che hanno per metà sangue di fata, e Julian. Oh, OH JULIAN! Posso già dire di essere totalmente innamorata di lui? Perché lo sono! Assolutamente e completamente. Julian è un nuovo main boy nel mondo di Cassie, e la nostra naturale tendenza nel paragonarlo con quelli che l'hanno preceduto -Jace, Will e Jem, ma anche Alec, Magnus, Simon- ci fa vedere qualche tratto comune che forse è tale solo in parte. In realtà,
La "quiete" dell'Istituto verrà spazzata via da Jonathan Morgenstern, alias Sebastian, che sta attaccando le varie sedi degli Shaodwhunters al fine di racimolare soldati da tramutare negli Inoscuriti -è così che abbiamo mentalmente tradotto Endarkened, vediamo cosa ne farà la Mondadori. Mentre le sue fila aumentano, i nostri protagonisti preferiti fanno i conti con i problemi passati, sempre presenti e inevitabilmente futuri. Alec si dispera fra una chiamata ignorata e l'altra al cellulare di Magnus, Simon e Isabelle dovrebbero definire la loro relazione, Clary e Jace hanno un certo problemino con il fuoco angelico che scorre nelle vene di lui -devono stare attenti al contatto fisico e a tutto ciò che potrebbe portare Jace ad un innalzamento improvviso di adrenalina. Ma fra shopping natalizio e questioni di cuore, Sebastian fa le sue mosse, e il Conclave richiama i suoi membri ad Idris, per protezione. Ci sono però pericoli in agguato, e rivoltanti tradimenti nascosti nell'ombra di cui gli Shadowhunters non sospettano nulla -ma io si, diamine!
Passiamo al commento emotivamente delirante. Forse per la prima volta, mi ritrovo senza parole. Cioè, probabilmente ora verranno fuori, per carità, ma parto completamente in svantaggio. CoHF mi ha tolto la facoltà di pensiero e parola.
Non sono sicura di come dovrei descriverlo, ma è certamente uno dei... no. E' troppo banale. E' il capitolo conclusivo più felicemente triste che abbia mai letto. Ma non è solo questo. E' come se, oltre alla fine di TMI, si fosse concluso di nuovo anche TID. Credo sia questo il motivo per cui sono tanto a pezzi dopo averlo finito -dopo aver letto l'epilogo. Come al solito, la Clare riesce a far combaciare ogni cosa, lasciando però un disordine emotivo di proporzioni epiche nel lettore.
La particolarità di questo libro sta nel suo essere imprevedibile e prevedibile allo stesso tempo. Quando ti sembra di aver capito, e inizi ad esultare, la Clare trova il modo di congelarti sul posto e sviluppare conseguenze completamente inaspettate. E' quell'esaltante sensazione di pienezza che ti prende nel petto, nello stomaco, e si espande così velocemente e con così tanta intensità che devi per forza buttarla fuori, urlando e piangendo e ridendo e gridando "LO SAPEVO, LO SAPEVO, LO SAPEVO!", che è esattamente ciò che ho fatto io -familiari e vicini possono confermare! Mi sentivo perfettamente parte del libro, immersa con tutto il mio essere, forse anche più che con gli altri libri -per la consapevolezza che si trattasse dell'ultimo volume... sapete, l'emozione! E più andavo avanti, più mi rendevo conto di quanto Cassie si fosse trattenuta, fino ad ora -una sorta di resa dei conti. L'ho capito dopo i primi dieci capitoli, dove succedono tante di quelle cose, ad un ritmo serrato, galoppante, velocissimo, che non riuscivo proprio ad immaginare quali altri eventi potessero seguire a quelli già ormai impressi nella mia mente -e ancora, riusciva a lasciarmi sbalordita. I fili lasciati sciolti dai libri precedenti sono stati abilmente ripresi e intrecciati, e ogni particolare, ogni emozione, ogni parola detta e non detta si è trasformata in un'arma a doppio taglio.
Personaggi e ship. I personaggi sono amplificati, hanno preso il controllo del libro, sovrapponendosi alla voce della loro autrice, e mai li ho sentiti così vicini, con così tanta intensità. Nonostante la complessità della trama e degli eventi, la Clare non dimentica di concentrarsi anche sulle piccole cose -quelle più fragili e articolate, come i rapporti fra i personaggi, i loro sentimenti, così accuratamente descritti, e pensieri. Si sono rivelati nella loro vulnerabilità e nella loro forza, nella loro perfetta genuinità. Soprattutto Sebastian, che non vedevo l'ora di ritrovare, si è rivelato e confermato per il perfetto cattivo che è, psicologicamente contorto, folle nella sua padronanza di sé, affascinante e con un unico punto debole: Clary. Ho amato questa cosa in un modo che non mi sarei mai aspettata, che è cresciuta con me nell'attesa di leggere il libro -la Clebastian è una ship mostruosa, e per questo riuscitissima. Sono rimasta incantata dal rapporto che si è creato fra loro -non esattamente fratelli, ma uniti da un legame che, quando si tratta dell'uno o dell'altra, fa esitare i loro pensieri su come comportarsi, sulla mossa successiva. Ma la Clace la contrasta al meglio di se stessa, e rimane la mia preferita. Oddio, Jace e Clary, ma quanto sono perfetti?
Siamo abituati a vederli in brevi, drammatici momenti in cui il loro amore è una fiamma forte, dirompente, una luce nell'oscurità nonostante tutti i problemi che continuavano a tenerli separati. Ma adesso che è solo il fuoco angelico a tenerli distanti, e da un semplice punto di vista fisico, il loro rapporto è diverso, più maturo, ma non meno intenso. Il loro amore è palese, e la carenza di... beh, di contatto si farà perdonare in quegli attimi da mozzare il fiato che la Clare riesce a costruire così bene. E non solo per la scena in sé, per quanto eccitante o visivamente potente possa essere -ma per la capacità che ha di ridurti in lacrime e farti pesare ogni singola parola come un'emozione non detta, solo come qualcosa di indefinito che ti si getta addosso e non puoi fare niente per evitarla, oltre a farti spingere più giù e annegare sotto la sua mole. Dio mio, ho amato quelle scene. E Jace... è completamente disarmato in sua presenza -cosa che avevamo intravisto quando era tornato in sé in CoLS, e che il tipo di personaggio che è fa diventare qualcosa di speciale, irreplicabile, come un dono tanto da prezioso da sentire il bisogno di custodirlo con cura. Non ho mai visto Jace più vulnerabile e forte di così, e non l'ho mai amato tanto come in questo libro. Mi tremavano le gambe e ho pianto come una stupida, ma mi hanno fatto ricordare uno dei motivi per cui amo tanto quest'autrice.
Per non parlare della Malec, o della Sizzy, che subiranno cambiamenti inaspettati, dolci, struggenti e dolorosi da morire, fino alla fine, quando tutto è in gioco. Per loro, in modo particolare, non sono sicura ci siano parole adatte per spiegare quanto... quanto ciò che rappresentano sia stato determinante, per me e per la trama della storia.
Quello che però devo dire è che il mio personaggio preferito in assoluto, all'interno di CoHF, è stato Alec. Più di tutti, credo sia stato lui a crescere, cambiare, maturare e affrontare la sua vita in modo diverso, come se avesse finalmente trovato la sua identità, smettendo i panni del ragazzo illuminato dal riflesso di Jace, quello meno importante o meno determinante all'interno di una battaglia. E sono così fiera di Alec che più di quanto volessi abbracciare tutti gli altri, avrei stritolato lui!














